Polo vola sulla bici 4.200 chilometri in soli quindici giorni

Impresa del 48enne bellunese alla Transcontinental Race. «Non c’è niente di simile: una sfida immensa con se stessi»

BELLUNO. Belluno Impresa, è proprio il caso di dirlo, per Andrea Polo. Il pordenonese, classe 1969, trapiantato da una decina d’anni a Belluno, ha portato a termine la Transcontinental Race, ultracyling attraverso l’ Europa, in autonomia e in solitaria. Quindici giorni, 20 ore e 54 minuti il tempo impiegato per portare a termine i 4200 chilometri da Geraardsbergen (Belgio, ai piedi del Muro di Grammont, il via alle 22 del 28 luglio) a Meteora, in Grecia. A una media, riferita al tempo effettivo passato in sella, di 19,3 chilometri all’ora.

35 mila i metri di dislivello positivo affrontati attraversando Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Italia, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Serbia, Macedonia e Grecia. 236 gli iscritti in modalità solitaria, 28 le coppie. Al traguardo sono arrivati in 146, qualcuno sta completando la propria fatica in queste ore. Il primo, il britannico Jaymes Hayden ha impiegato poco più di otto giorni. Una gara massacrante, la Transcontinental, evento ideato dal ciclista britannico Mike Hall e giunto alla quinta edizione: «Mai fatto una cosa del genere, non ci sono paragoni possibili con altri eventi randonée o ultra» spiega Polo. «Innanzitutto perché il percorso non devi solo pedalarlo ma anche creartelo. Non è definito: vengono definiti solo il luogo di partenza e l’arrivo, oltre a quattro check point intermedi, ad esempio quello sul Grappa. La traccia devi farla tu. E una volta fatta non è semplice seguirla: l’errore o l’imprevisto sono in agguato. Io ho fatto quasi 300 chilometri in più. Ho dormito in b&b e hotel, i primi giorni in sacco da bivacco».

«La Transcontinental è una corsa senza premi ma il premio è vincere una sfida immensa con te stesso. Una sfida che vinci per il 60 per cento, o forse più, con la testa e per il resto con l’ allenamento: sei solo, tu e la tua bicicletta. Devi provvedere ai rifornimenti e all’assistenza meccanica. Puoi pedalare affiancato ad altri concorrenti per alcuni tratti, ma non sfruttare la scia o affrontare tutta la gara insieme. Il momento più brutto? L’attraversamento della Romania: tre giorni in fuga dal traffico e, sulle strade secondarie, dai cani randagi. Il più bello? Il transito sul Grappa, con tanti amici e l’ultimo giorno».

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