Giorgia Marchet pedala senza limiti. «Un altro titolo dopo un’annata da 9»

La campionessa italiana U23 di Anzù sogna anche un podio in Coppa del Mondo: «Un bel modo per lasciare la categoria»



. L’obiettivo: confermare il tricolore under 23. Il sogno: un podio in Coppa del Mondo. Giorgia Marchet si gode lo splendido 2019, caratterizzato dalla conquista del titolo italiano e guarda al 2020 con speranza e determinazione. La biker di Anzù, allenata da David Pizzolato, ha iniziato da oltre un mese la preparazione per il nuovo anno, un anno nel quale vestirà ancora la maglia del Team Rudy Project e nel quale vuole confermare il cammino di crescita che l’ha portata a diventare una delle speranze più concrete del movimento italiano della mountain bike.


Nell’anno che sta per finire, Marchet ha vinto il tricolore e fatto molto bene in alcune tappe di Coppa del Mondo. E ha anche vestito la maglia azzurra, a più riprese: nel ritiro ligure di Andora a marzo, gli Europei di Brno, nel ritiro premondiale di Livigno ad agosto.

Giorgia, che cosa chiede al 2020?

«L’obiettivo è confermare la maglia verde-bianco-rossa conquistata in Alpago la scorsa estate. Il 2020 sarà il mio ultimo anno da Under e chiudere l’esperienza in categoria, vincendo il campionato italiano in Val Casies sarebbe davvero una bella cosa. E sarebbe bellissimo riuscire a salire almeno una volta su un podio di Coppa del mondo. Oltre a ciò, mi piacerebbe vestire la maglia azzurra, e conquistare posizioni importanti, sia agli Europei di Graz, in Austria che ai Mondiali di Albstadt, in Germania. Ho iniziato a lavorare per tutto questo da oltre un mese. Con serenità, umiltà e determinazione».

Quali sono gli ambiti nei quali deve lavorare di più per salire di livello?

«Per arrivare a duellare con le migliori devo lavorare ancora tanto sulla tecnica. Posso e devo migliorare la fluidità di guida per affrontare meglio i passaggi tecnici. Insieme a Ugo Zoppas, sto lavorando molto su questo».

Come sta procedendo la preparazione?

«Ho iniziato a metà novembre, con tranquillità. Ora vado in bici due o tre volte a settimana. Negli altri giorni, faccio sci alpinismo, camminate in montagna, nuoto e palestra».

I tuoi punti di forza?

«Sicuramente la resistenza: più le gare sono lunghe e più è meglio per me. Possiedo anche una discreta potenza, caratteristica che mi favorisce nei tratti in falsopiano dove bisogna spingere».

Alla stagione che 2019 che voto dà?

«Credo di meritarmi un bel nove».

I momenti più belli?

«Senza dubbio il massimo è stato la vittoria del campionato italiano: vincere il tricolore in casa è qualcosa di unico. Ma bei momenti sono stati anche il sesto posto ottenuto a Snowshoe (Stati Uniti), nell’ultima gara di Coppa del Mondo. Si è trattato del mio miglior piazzamento, ottenuto in un ambiente fantastico, con tantissima gente a fare il tifo, anche se correvamo alle 8.30 del mattino. Al di là di prestazioni e risultati, però, tra le cose che più mi sono piaciute metterei la capacità di resistere, di non mollare dopo gare andate male. Penso ad esempio alla gara di Coppa a La Bresse, in Francia, poco prima degli Italiani di Lamosano: non andavo avanti, è stato il momento più difficile della stagione. Dopo la gara andata male, passato il primo momento di delusione, ho preso la bici e sono andata a pedalare da sola, mi sono isolata, concentrata e motivata per essere al top alla prova tricolore. Lo stesso dopo la mancata convocazione ai Mondiali: non mi sono abbattuta ma ho saputo trovare la giusta motivazione per fare bene negli ultimi appuntamenti di Coppa, per dimostrare che ai Mondiali sarei potuta andarci anche io. Se dovessi sintetizzare, direi, con una frase che può apparire scontata ma che scontata non è affatto, che le difficoltà mi hanno fatto crescere».

Quanti chilometri ha percorso nel 2019?

«Tra bici da strada e mountain bike, ho messo insieme più di diecimila chilometri. Mi sono allenata in media attorno per 13 ore settimanali».

Come vede il movimento italiano della mountain bike?

«A livello internazionale, siamo messi bene. Nel settore femminile, Martina Berta sta andando forte ed Eva Lechner è sempre ad alti livelli: il prossimo anno mi piacerebbe avvicinarmi al loro livello. Tra i maschi, Gerhard Kerschbaumer è tornato ad altissimi livelli e i fratelli Braidot sono maturati. Quindi bene. Però, oltre all’attività di vertice, mi piace sottolineare l’attività di base: quando partecipo alle gare di Veneto Cup vedo un movimento giovanile in crescita: tanti bambini e anche tante bambine. Questo è un dato importantissimo per il futuro del nostro sport. La mountain bike è uno sport che mi sento di consigliare ai ragazzi e alle loro famiglie: ti permettere di vivere nella natura, ti insegna a resistere alla fatica e a superare le difficoltà: E poi, puoi pedalare stando lontano dai pericoli del traffico».

Nel suo 2019 non ci sono solo obiettivi sportivi ma anche scolastici...

«Sì, sto studiando Scienze motorie all’università di Verona. Sono al terzo anno e a novembre dovrei laurearmi. Poi, dopo la triennale, continuerò con la magistrale». —



Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi