Tre fratelli in gioco con la stessa maglia? Il team Zanatta, e col papà come maestro

Uniti anche nella vita privata, Michael, Luca e Alessandro si sono ritrovati quest’anno a difendere i colori dell’Hafro Cortina

Luca De Michiel / CORTINA

Tre fratelli che combattono sul ghiaccio con la stessa maglia. Le storie che può scrivere lo sport sono bellissime e quella che raccontiamo ci porta all’Olimpico di Cortina dove Michael, Luca e Alessandro Zanatta si sono ritrovati nell’ultima stagione a difendere i colori dell’Hafro. Fratelli uniti più che mai sul ghiaccio e nella vita privata, con papà Ivano a fare da maestro alle spalle per proseguire la tradizione di famiglia. Tante gioie, tanta fatica ma soprattutto tanti sogni, tra i quali quello di diventare delle vere e proprie bandiere del team ampezzano.


«Ho giocato tanti anni ad hockey ma devo dire che ritrovarmi nella stessa squadra con i miei due fratelli è qualcosa di molto speciale».

Sono le parole di Michael Zanatta, il più “vecchio” dei tre. Difensore classe 1989, ha diviso la sua carriera tra Svizzera e Cortina e vanta diverse presenze anche con la nazionale.

«Emozioni e anche automatismi nel gioco. Ci viene spontaneo giocare insieme, posso dire che tutto ciò è anche un bel vantaggio tecnico per noi e per la squadra».

Luca Zanatta segue a ruota il fratello. Difensore classe 1991, anche lui si è diviso tra Svizzera e Italia, diventando un punto fisso per la nostra nazionale. Poi c’è Alessandro, il più piccolo della famiglia. Attaccante, nato nel 1996, oltre alle parentesi svizzere ha sempre vestito la maglia degli scoiattoli e vanta anche 5 presenze ufficiali nell’under 20 italiana.

«Non so descrivere le emozioni che provo nel giocare con i miei fratelli. Ritrovarsi qui nel nostro paese è qualcosa di speciale e bello».

Emozioni e sensazioni forti, alle quali si aggiunge un buon rapporto dentro e fuori dal ghiaccio.

«Il nostro rapporto è molto buono», sottolineano in coro i tre, «come tutti i fratelli possiamo definirlo di amore e odio. Quando giochiamo però siamo molto professionali. Di solito siamo d’accordo su tutte le questioni tattiche e di gioco in generale, è molto raro che litighiamo tra di noi durante partite ed allenamenti, siamo più inclini ad arrabbiarci con i nostri compagni».

La passione per l’hockey ovviamente ve l’ha trasmessa vostro papà Ivano, giocatore prima che grande allenatore. Che figura è per voi?

«Possiamo dire che papà ci ha imposto di giocare ad hockey sin da piccoli. Non è una cosa negativa, anzi dobbiamo ringraziarlo. Siamo contenti che ci abbia forzato a cimentarci in questo sport. Magari nel periodo adolescenziale la sua insistenza poteva risultare pesante, ma visto il buon livello che abbiamo raggiunto non potremmo rimproverargli niente. Ci ha sempre aiutato molto, regalandoci grandi opportunità anche all’estero che ci hanno fatto crescere molto. Ancora oggi è molto presente, quando torniamo a casa dopo le partite lui ci aspetta per dirci cosa dobbiamo migliorare e cosa invece abbiamo fatto bene. Sa sempre cosa dire, ha una conoscenza superiore alla nostra ed è sempre bello avere un punto di vista di un allenatore come lui».

Oltre all’hockey condividete insieme altre passioni?

«Sì, certo; possiamo dire che siamo spesso insieme nella nostra quotidianità. Ora che siamo tutti a Cortina ancora di più. Usciamo e ci alleniamo piacevolmente insieme. Il nostro hobby più grande che condividiamo è quello dei videogiochi. Poi ognuno coltiva un po’ le sue passioni, come il golf o la cucina».

Viste le vostre esperienze all’estero, avete avuto modo di conoscere altre realtà. Che considerazione potete fare sul momento dell’hockey italiano.?

«Anche su questo abbiamo una posizione condivisa. L’hockey in Italia si è arenato da quando non c’è stato uno sviluppo nelle grandi città. I soldi poi sono una conseguenza, è rimasto uno sport di paese. Ci sono molte nazioni che si stanno impegnando più di noi nella diffusione di questo bellissimo sport, rischiamo di rimanere sempre più ai margini in ambito internazionale. Basti vedere una realtà come Milano che non riesce nemmeno ad iscriversi all’Alps».

Il problema si rispecchia sui tifosi. Anche una realtà come Cortina meriterebbe di più, visto gli sforzi della società e visto i buoni risultati ottenuti nell’ultimo periodo.

«La gente deve capire che questo club ha una storia alle spalle. Per continuarla c’è bisogno di tutti. L’aiuto del pubblico sugli spalti è fondamentale, anche dal punto di vista economico. I tifosi devono venire allo stadio e cercare di ripagare gli sforzi della società. Peccato per questa stagione, siamo convinti che si poteva ottenere un grande risultato. Era l’occasione giusta per riaccendere la fiamma nei tifosi, visto ciò che stavamo facendo, era un anno che poteva essere un punto di svolta per tutta Cortina».

Michael, Luca e Alessandro saranno ancora insieme la prossima stagione?

«Lo speriamo. Non possiamo esserne certi ma la nostra volontà c’è. Pensiamo di aver aiutato il Cortina a crescere in questa stagione e vogliamo essere ricordati insieme in questa realtà. Sarebbe bello e particolare diventare delle bandiere di questa società».

Avete messaggi da lanciare in questo periodo?

«Speriamo di uscire presto da questa situazione. Dobbiamo rimboccarci le maniche e fare quanto ci è possibile, uniti ce la faremo. Tutti insieme possiamo uscirne presto. Auguriamo il meglio a tutti in questo momento di difficoltà». —

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