Giusti (Union Feltre): «Con le porte chiuse si perdono 70 mila euro»

«Mancano biglietti e bar e dalla lega abbiamo ricevuto poco. Rimborsi spese più bassi ai giocatori? Non me ne sono accorto» 

Gianluca Da Poian / FELTRE

Facciamo i conti. Contributi promessi, incassi mancati, incertezze economiche. La serie D guarda sconsolata il proprio portafoglio e il proprio futuro, sospesa tra il dilettantismo di cui fa parte e il professionismo a cui assomiglia parecchio. In attesa di snellire qualche recupero e sperando di ricominciare il prima possibile, meglio se con un nuovo protocollo, abbiamo chiesto a Nicola Giusti, presidente dell’Union Feltre, di aiutarci a capire meglio cosa stia comportando il Covid – 19 alle casse delle società.


Intanto quanto è costata la sola iscrizione alla D ?

«19 mila euro. A questa cifra occorre però aggiungerne 31 mila di fideiussione, ossia soldi che vengono vincolati in un conto corrente della Lega Nazionale Dilettanti. Verranno poi liberati il 30 giungo, ma pochi giorni dopo andrà completata l’iscrizione alla stagione successiva e quindi di fatto è come se non li avessi mai».

Cifre identiche rispetto al passato?

«Tutto come prima, non un euro di meno. Anche se durante il lockdown primaverile, se ne erano sentite di promesse».

Sono stati restituiti i soldi relativi allo scorso, monco, campionato?

«La risposta si sa già… Niente di niente. L’unica entrata proveniente dalla Lnd riguarda i 10 mila euro relativi al progetto Giovani D Valore. Come Union Feltre eravamo terzi al momento dello stop, quindi ci spettavano. E comunque non c’entrano con l’emergenza. Anzi, stiamo ancora aspettando la seconda tranche promessa per la collocazione nel girone a 20 squadre. Poche migliaia di euro complessive, di cui non abbiamo ancora visto una parte. Tra l’altro, siamo ancora in 20 nel gruppo C…».

Il presidente Sibilia ha annunciato nei prossimi giorni 3 mila euro che entreranno direttamente nei conti corrente di tutte le società di serie D.

«Alt, niente di nuovo, non è una misura dettata dal riacutizzarsi dell’emergenza e dalle difficoltà nel portare avanti il campionato. Dei 3 mila euro sapevamo già, infatti non ho capito l’esigenza di sottolineare tale misura».

Capitolo porte chiuse. Quanto perde l’Union Feltre, ed in generale una società di serie D, con l’impossibilità di far accedere allo stadio i tifosi?

«Prendo il nostro caso specifico, poi chiaramente va rapportato al numero di spettatori casalinghi di ogni sodalizio. Da noi stacchiamo 250, 300 tagliandi di media. A volte di meno, altre come nei derby molti di più. Sono 10 euro a biglietto e fanno circa 3000 euro a partita. Moltiplicate per 17 o 19 partite, più il bar. Una stagione intera a porte chiuse ci costerebbe mancati incassi per 70 mila euro. Un bagno di sangue, anche perché non hai le entrate del professionismo».

Capitolo sponsorizzazioni.

«All’Union Feltre possiamo ritenerci fortunati. Le aziende principali ci hanno rinnovato il sostegno, al pari di altri partners. Poi chiaramente, qualcuno deve verificare in un secondo momento la propria disponibilità e vedere se e di quanto può contribuire».

Chiudiamo con i rimborsi spese. Tenendo in considerazione da cosa uscivamo ad inizio estate, quando è cominciato il mercato, si sono abbassate le pretese dei giocatori?

«Se c’è stata una rivalutazione al basso delle richieste, io non me ne sono accorto…». —

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