Axel Bassani: «Voglio arrivare in Superbike»

Il serenese ha concluso il Mondiale Supersport col secondo posto nella classifica europea del World Supersport Challenge

Giacomo Luchetta

/ SEREN DEL GRAPPA


Axel Bassani sogna la Superbike. Il pilota di Seren ha concluso il campionato mondiale Supersport ottenendo un buon secondo posto nella classifica europea World Supersport Challenge e sta cercando una squadra per accedere al campionato dove si utilizzano i modelli di moto derivati dalla produzione di serie.

Non c’è ancora nessuna certezza, ma Axel spera di poter approdare nella categoria più blasonata dopo la MotoGp.

«Stiamo ancora lavorando per la prossima stagione – racconta Bassani – al novantanove per cento cambieremo squadra. Ci piacerebbe molto passare in Superbike e stiamo parlando con una squadra di questa categoria, anche se teniamo i contatti anche in Supersport. Purtroppo è sempre il budget quello che conta e occorre trovare qualcuno che ti sostenga. Non c’è niente di confermato al momento, solo delle chiacchierate. Speriamo a breve di avere news e di poterle annunciare».

Quale è il bilancio della stagione appena conclusa nel mondiale Supersport?

«La stagione è stata breve ma intensa, abbiamo iniziato in agosto e a metà ottobre era già tutto finito. Sono stati sette round, tutti doppi. Una gara sabato e una domenica. I primi test a inizio stagione non erano andati male, non eravamo velocissimi ma non ci mancava molto. Eravamo speranzosi. La prima gara a Jerez stava andando bene fino al sabato, ero sesto e poi sono caduto. Domenica è finita allo stesso modo. Da quel momento la stagione si è messa in salita, abbiamo faticato molto e abbiamo avuto tante cadute, senza sapere il perché. Da metà campionato in poi ci siamo ripresi e verso fine stagione stavamo tornando nelle posizioni dove avremmo potuto stare fin dall’inizio. Le aspettative? Sono state al di sotto di quello che speravo. Mi aspettavo di fare delle top five e stare sempre nei primi dieci, ma non sempre è stato possibile. Ci è servito per fare esperienza e capire i nostri errori e servirà molto per il futuro».

Secondo nella classifica europea World Supersport Challenge. Era un obiettivo che si era prefissato?

«Il mio obiettivo era vincere questa classifica e ci saremmo potuti riuscire se non avessimo commesso tanti errori e collezionando quegli zeri che hanno pesato. Nonostante questo siamo arrivati a sei punti dal primo. Questo traguardo lo abbiamo perso per nostri demeriti, perchè era assolutamente alla portata. È sempre un secondo posto però, lo mettiamo nel cassetto».

Come ha vissuto la stagione caratterizzata dal covid?

«Annata strana, abbiamo dovuto fare giustamente molta attenzione a certe procedure, come tenere sempre la mascherina e indossarla non appena si scendeva dalla moto. Bisognava stare attenti, perché sarebbe bastato un solo positivo per fermare tutto. Eravamo molto controllati, ma devo dire che tutti sono stati sempre molto ligi alle regole. Non ci sono stati casi. È stato comunque tutto molto strano e surreale, ma l’importante è che siamo riusciti a correre e ci siamo divertiti. Speriamo che per il prossimo anno cambi la situazione, anche se vedo difficile».

Ci spiega perché tutti i piloti che corrono in pista si allenano con le moto da cross?

«Negli ultimi anni si utilizza questo tipo di allenamento sempre di più, anche se le squadre sono un po’ contrarie, perché è pericoloso e si rischia di farsi male. Prima di tutto è bello e divertente, è uno sport vero con gente vera. Fisicamente ti mette tanto alla prova. Non so per noi piloti ci sia qualcosa che ti porta così al limite a livello di fatica, riflessi e concentrazione come il cross. La pista cambia ad ogni giro e devi stare sempre molto attento ai piloti in pista per non stargli troppo vicino. Fisicamente è davvero impegnativo. A conti fatti si sente la differenza se ti alleni con la moto da cross oppure no. Tra poco ricomincerò ad allenarmi con Andrea Dovizioso, appena si concluderà la MotoGp. È sempre molto disponibile».

Quale è il compagno di squadra con cui si è trovato meglio in questi anni di carriera?

«I compagni di squadra sono sempre i tuoi primi avversari, hanno la stessa moto e lo stesso team. Cerchi sempre di stargli davanti. È un rapporto di amore e odio. Ci puoi andare d’accordo, ma poi in pista non ci sono amici. Ho avuto un buon rapporto con Simone Corsi, l’anno in Moto 2. È un bravo ragazzo e mi sono trovato bene con lui, mi faceva sempre sorridere».

A che età ha iniziato?

«Quando avevo 7-8 anni, la prima minimoto mi è stata portata da Babbo Natale. Giravo sui parcheggi e sui campi da asfalto con i conetti. All’inizio sono partito con la minimoto, ma poco dopo sono passato in MiniGp e da lì è iniziata la mia carriera. Non ho fatto la Moto 3, perchè non avevamo il budget per farla, è una categoria che costa tantissimo. Siamo andati subito in 600 quando avevo solo quattordici anni. Da lì ho iniziato a guidare le moto “grosse”. Ho vinto il trofeo Honda e l’anno dopo ho trionfato nell’europeo. Dopo sono passato in moto 2. Sono sempre state scelte forzate per la mancanza di soldi ma non possiamo lamentarci, poteva andare peggio».

Ha seguito la MotoGp?

«Si, e anche per questa categoria è un anno strano, un po’ come il nostro. Corri tante volte sulla stessa pista e quasi sempre in Spagna, dove gli spagnoli sono sempre molto avvantaggiati, perché sono di casa e conoscono bene i circuiti. Se uno è forte però sta davanti. Mir quest’anno è stato molto costante ed ha vinto il Mondiale. La cosa più strana, però, non è il covid o le piste, ma che non c’è Marc Marquez, che avrebbe alzato tantissimo il livello del Mondiale e sicuramente sarebbero cambiate alcune cose». —

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