Zanin: «La ripartenza avverrà regolare ma il vero problema è lo stop dei giovani»

L’emergenza nel calcio - parla il delegato figc 

Gianluca Da Poian / BELLUNO

Il presente? Preoccupante. Il futuro? Non cupo come alcuni lo intendono disegnare. Orazio Zanin, delegato provinciale della Figc, ammette i propri dubbi riguardo la ripresa della stagione 2020-2021.


Al contrario invece non dà per scontato un calo di iscritti e la sparizione di squadre quando si tornerà a vivere senza l’incubo Covid.

A proposito, ricordiamo che la scorsa settimana sono stati stanziati fondi importanti a sostegno dei sodalizi: 207 euro a ciascuna società di Eccellenza, 192 in Promozione, 133 in Prima categoria, 119 in Seconda, Terza ed Eccellenza femminile, 74 in Promozione femminile, 140 nella C1 del calcio a cinque, 133 nella C2 del calcio a cinque, 111 nella serie D del calcio a 5 e 66 nella serie C femminile di calcio a cinque.

Inoltre azzerati in estate i 2500 euro di diritti d’iscrizione all’Eccellenza, 1900 euro per l’iscrizione alla Promozione, 1400 per la Prima categoria, 950 per la Seconda, 660 per la Terza e così via passando per le altre categorie.

«Riguardo ai tesserati, già in primavera venivano descritti numeri preoccupanti», ricorda Zanin. «In realtà in Veneto, dall’Eccellenza ai campionati Juniores, ne avevamo mille in più. E le formazioni non iscritte rappresentavano i numeri fisiologici. Perché in realtà chi gioca a calcio lo trovi sempre, al pari di chi decide di investire qualcosa per mandare avanti un sodalizio calcistico. Piuttosto, sono altre le preoccupazioni».

Ad esempio?

«Il non poter far allenare in gruppo il settore giovanile. Diverse società si organizzano con le sedute individuali, ma non è la stessa cosa. La passione comunque rimane, anzi secondo me lo stare a casa ti fa aumentare il desiderio di tornare su un campo da calcio non appena ciò sarà possibile».

E la stagione 2020-2021 riprenderà?

«Chi può dirlo? A livello nazionale è stata data l’opportunità di eventualmente sforare alla data limite del 30 giugno, ma siamo comunque legati all’andamento della pandemia. Lo sport deve stare fermo, ma nei fine settimana c’è la ressa di persone in montagna, nei luoghi turistici e così via. Se non ci mettiamo un po’ di impegno e sacrificio, non ne usciremo mai. Tornando al calcio, non ha senso esprimersi né per campionati che terminano nel girone d’andata né altre soluzioni. Ci sono troppe incognite, che esulano dalle competenze di chi dirige il calcio. Alcune scelte potevano essere diverse la scorsa estate, a partire dai gironi meno numerosi, ma il senno di poi non porta da nessuna parte». —

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