«La riforma era nell’aria ma serviranno regole chiare e univoche»

Nicola Pasuch / BELLUNO

Che riflessi potrà avere la modifica del vincolo sportivo sul mondo del volley e, in particolare, sulle società che lavorano soprattutto sui settori giovanili? La sensazione è che sia presto per dirlo.


Ma secondo alcuni dei dirigenti del volley bellunese la direzione indicata è giusta, a patto che esistano regole chiare e uniformi. Più che verso un’abolizione del vincolo sportivo, il mondo del volley sembrerebbe orientato ad abbassare l’età in cui è possibile svincolarsi, portandola dagli attuali 24 anni ai 18.

«Era già nell’aria una riforma del vincolo sportivo – ricorda il presidente della Pallavolo Sedico, Walter De Barba – ed il ministero dello sport sta spingendo verso una liberalizzazione dei vincoli. Starà poi alle singole federazioni il compito di declinare questi indirizzi in maniera puntuale, e non è detto che ciò avvenga automaticamente o in tempi rapidi. Non è una cosa che può essere fatta dalla mattina alla sera, anche perché scombussola una serie di equilibri. È chiaro che chi lavora sui vivai potrebbe essere penalizzato da una misura di questo genere, ma tutto dipenderà da quali saranno le regole: una standardizzazione ci voleva e dunque se il tentativo è introdurre regole chiare ed univoche, allora ci voleva».

Per Claudio Casanova, direttore sportivo della Pallavolo Belluno femminile, la strada da seguire potrebbe essere quella tracciata dalla pallacanestro, «dove se un giocatore si trasferisce da una giovanile ad una società di una categoria più importante, alla società che lo ha fatto crescere va un compenso equo e stabilito da delle tabelle: sarebbe un modo per far sì che vi sia il giusto equilibrio tra tutti. Al giorno d’oggi un ruolo sempre più rilevante lo esercitano i genitori: spesso sono loro ad indirizzare i figli verso l’una o l’altra società, saltando così, talvolta, il rapporto giocatore-allenatore. Se il vincolo venisse abbassato fino ai soli 18 anni, significherebbe che, dopo l’under 18, le giocatrici potrebbero accasarsi dove vogliono, magari in una società che reputano più allettante. Dunque, questo sistema potrebbe essere favorevole alle società che hanno una prima squadra appetibile, ma rischierebbe di penalizzare quelle che lavorano principalmente sul settore giovanile, se non adeguatamente ricompensate per quanto fatto a favore della crescita delle atlete».

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi