Le società si ribellano per la futura abolizione del vincolo sportivo «Ministro inadeguato»

Fa molto discutere la nuova riforma dello sport italiano Giusti: «Un grave danno per la base del movimento»

Gianluca Da Poian / BELLUNO

La fine del calcio dilettantistico. Incompetenza da parte di chi in questo momento si occupa di sport.


Sono solo due le accuse mosse da un paio di presidenti del calcio bellunese – Claudio Sella del Cavarzano e Nicola Giusti dell’Union Feltre – alla notizia data dal Ministro dello sport Vincenzo Spadafora dell’abolizione del vincolo sportivo.

Una norma che di fatto consentirebbe a tutti i calciatori, non più solo quelli sopra i 25 anni, di liberarsi a fine anno dalle società di appartenenza.

Creando, è assai ipotizzabile, grosse difficoltà ai sodalizi. Ieri a tal proposito è intervenuto con fermezza il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia.

«Le norme sul vincolo sportivo presenti nei decreti attuativi rappresentano una grave minaccia per l’esistenza del calcio dilettantistico a partire dalle scuole calcio, coinvolgendo l’intera filiera dell’attività giovanile, che è la vera risorsa del movimento unitamente all’attività delle prime squadre fondata principalmente sulla valorizzazione dei giovani. Il vincolo di tesseramento, invece, assunto con le tutele già presenti, costituisce un elemento essenziale di sussistenza per ogni singola società dilettantistica, pertanto va mantenuto nella sua attuale regolamentazione. Non esistono, in senso assoluto, forme d’indennizzo che possano surrogarlo. E poi come si può pensare, specie in questo particolare momento storico, di mettere sulle spalle delle Asd anche il fardello dei rapporti di lavoro, dimenticando completamente i sacrifici e gli oneri già pesantissimi che gravano su realtà che basano la loro opera sul volontariato?».

Il decreto legislativo sul lavoro sportivo inoltre prevede che le Asd e Ssd dovranno considerare i loro atleti dilettanti – in contrasto con le norme della Figc – come lavoratori iscritti alla Gestione Separata Inps. Nella legge di bilancio in corso di approvazione in parlamento è prevista poi l’abolizione della norma recata che stabilisce l’esonero dall’Iva delle attività rese dalle associazioni sportive nei confronti dei soci, tesserati e partecipanti.

Dette attività, finora considerate non commerciali, con la norma che si sta introducendo con la legge di bilancio, verrebbero ricondotte nel campo Iva con obblighi di fatturazione e registrazione che renderanno sempre più difficile la vita dell’associazionismo sportivo. La Lega Nazionale Dilettanti chiede quindi l’intervento deciso della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

«Mi domando chi farà ancora qualcosa», si domanda Claudio Sella del Cavarzano. «Penso il Ministro dello sport viva in un altro mondo».

Ancor più duro Nicola Giusti, numero uno dell’Union Feltre.

«Decisioni prese da chi è inadeguato a gestire lo sport in questo momento. Tra l’altro, aggiungere una normativa del genere in questo momento storico, già complicato per le ovvie questioni, sembra l’azione più ovvia con la quale mettersi in mostra senza però comprenderne le conseguenze.

Magari a livello di serie D le modifiche non cambiano granché, il problema è proprio la base del movimento. Ribadisco, incompetenza e basta».

Si annunciano mesi di battaglia, altrimenti il rischio è che lo sport cambi volto. E non è detto sia un bene. —

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