Elia Barp, speranza azzurra con il sogno delle Olimpiadi

Il trichianese è ormai un punto di riferimento negli Juniores a livello nazionale «Ho iniziato con il ciclismo e da piccolo nel fondo non andavo forte come ora»

Ilario Tancon / Falcade

Elia Barp è tornato dall’Abruzzo carico di oro e di sogni. Il diciottenne di Trichiana, agordino di adozione, è il riferimento dello sci di fondo italiano della categoria Juniores: nel fine settimana appena passato ha conquistato due titoli tricolori, a dicembre a Dobbiaco aveva vinto le due gare di Coppa Italia fin qui disputate. In più, in Opa Cup, il circuito dedicato ai paesi alpini, nelle quattro gare disputate ha conquistato una vittoria (la prima internazionale, proprio il giorno del suo diciottesimo compleanno), un quarto, un quinto e un settimo posto.


Non male come ruolino di marcia per il finanziere (Elia è stato arruolato nelle Fiamme Gialle a novembre) che ha mosso i primi passi con il Gs Castionese ed è poi cresciuto, fino ai vertici nazionali, con lo Ski College Falcade. E che ora sogna Mondiali e Olimpiadi.

Elia, cominciamo dall’inizio.

«In realtà io nasco ciclista. Ho iniziato da giovanissimo a gareggiare su strada con l’Uc Foen e ho continuato fino al secondo anno Allievi, un paio di stagioni fa. Qualche bella soddisfazione me la sono tolta: un paio di titoli provinciali, la convocazione nella rappresentativa veneta, qualche piazzamento sul podio. Vittorie? Nemmeno una. Non ero un velocista. Diciamo che ero un po’ tutto il resto».

E lo sci di fondo?

«Ho iniziato seguendo sulla neve mio papà, anche per non stare fermo durante l’inverno. Ho fatto qualche corso e poi, con il Gs Castionese, le prime gare, quelle Ragazzi e Cuccioli del Grand Prix Lattebusche».

Gare nelle quali non ricordiamo di aver visto il tuo nome nelle parti alte delle classifiche.

«Eh, infatti (sorride, ndr). All’epoca gli ordini d’arrivo li chiudevo. Mi allenavo un paio di volte a settimana. Però è nata una passione forte, tanto che, quando ho dovuto decidere a che scuola superiore iscrivermi, ho scelto lo Ski College».

A Falcade, sotto la guida di Omar Genuin, hai cominciato ad andare forte e farti notare a livello nazionale.

«Sì, a Falcade avevo – e ho – la neve a portata di mano. Il tempo che prima dedicavo al trasferimento, potevo dedicarlo allo studio. Un bel vantaggio, indubbiamente, oltre al fatto di essere seguito bene. I risultati sono stati in crescita: al primo anno Allievi sono riuscito a qualificarmi per la partecipazione ai campionati italiani, al secondo anno ho centrato il podio tricolore».

Un bell’argento nella 7. 5 km skating, alle spalle di Andrea Gartner, ottenuto proprio ad Alfedena dove lo scorso fine settimana hai vinto due ori.

«L’argento di Alfedena è stata la mia prima medaglia a livello nazionale. Sabato e domenica ho conquistato due ori da Junior. Sabato, nella 10 chilometri in classico, non mi aspettavo grandi cose: il tracciato abruzzese proponeva tanti strappi sui quali salire a spina di pesce, terreno dove io non sono un drago, e poi c’era neve bagnata, tanto diversa da quelle alle quali siamo abituati al Nord. Comunque, è andata indubbiamente bene. Domenica partivo tra i primi e non avevo riferimenti ma ho saputo gestirmi bene. Poi la neve era migliore di quella di sabato e anche la tecnica era quello che preferisco. Anche in questo caso è andata indubbiamente bene».

Lo scorso anno, ultima stagione da Aspirante, non hai avuto rivali: quattro titoli italiani, due sugli skiroll e due sulla neve, la vittoria nella classifica generale finale di Coppa Italia e il bronzo nella staffetta mista alle Olimpiadi giovanili di Losanna. Che voto ti dai?

«Può starci un 8. È andata bene ma non è stata perfetta. Si può sempre migliorare».

Quale la soddisfazione più grande?

«Indubbiamente l’essere riuscito a vestire l’azzurro gli Yog di Losanna e l’essermi fatto notare dalle Fiamme Gialle».

Una bella opportunità, l’arruolamento nella Guardia di Finanza.

«L’arruolamento è indubbiamente una grande occasione. Ora posso concentrarmi con tranquillità sullo sport che diventa, a tutti gli effetti, un lavoro. Voglio dimostrare che hanno fatto bene a darmi fiducia».

Qual è il tuo punto di forza?

«Credo il saper gestire la gara, dosando bene gli sforzi».

E il punto debole?

«Le salite troppo ripide».

Meglio il classico o lo skating?

«Preferisco lo skating anche se in Opa Cup sono riuscito a vincere in tecnica classica».

Il sogno per la stagione 2020-2021?

«Essere convocato peri Mondiali Juniores, in programma a Vuokatti, in Finlandia, dall’8 al 14 febbraio. Speriamo si disputino e speriamo di riuscire a far vedere qualcosa di bello».

E il sogno per la carriera?

«Si avvicina il 2026. Sarebbe fantastico riuscire a vivere le Olimpiadi di casa». —

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