La seconda categoria dice no alla ripresa. «Costi insostenibili»

Le società sono compatte sul futuro  «Meglio ripartire con l’attività giovanile» 

il caso



Dalla Promozione alla Seconda categoria si leva un coro di “no” all’ipotesi di ripartire entro fine marzo con i campionati che interessano le prime squadre. Diverso il discorso dei settori giovanili, per i quali molti dirigenti auspicano una ripartenza.

All’incontro online con il comitato regionale che si è tenuto lunedì sera per i club di Seconda categoria hanno partecipato oltre duecento società venete. Enrico Collarin (che da poche settimane è anche stato eletto delegato assembleare Figc) fa sintesi delle posizioni emerse. «Per la maggior parte delle società del girone R di Seconda categoria, incluso il Ponte nelle Alpi (di cui è presidente, ndr), la linea è di riprendere a settembre con un nuovo campionato, sperando naturalmente che ci siano le condizioni. Abbiamo apprezzato la buona volontà della federazione e del presidente Ruzza, ma nelle nostre categorie nessuno è nelle condizioni di dotarsi di medici Covid né di infermieri. La cosa più logica, pertanto, secondo noi è interrompere i campionati delle prime squadre ed annullare la stagione. Diverso è il discorso delle giovanili: svolgiamo una funzione sociale ed educativa, prima ancora che sportiva, per cui speriamo che si possano riprendere almeno gli allenamenti, a livello giovanile. Vedremo poi se si potrà anche giocare in campionato o, magari, organizzare dei tornei zonali».

Le altre società bellunesi sono tutte sostanzialmente allineate. «L’Agordina», riferisce Marco Lorenzi, «è assolutamente contraria alla ripresa del campionato per le prime squadre. È impossibile, a nostro parere, inoltre per il secondo anno di fila avremmo classifiche falsate. La società è invece favorevole alla ripresa del settore giovanile, magari a primavera».

Identico è l’orientamento del Castion: no a continuare il campionato di Seconda categoria, sì al solo calcio giovanile, almeno a livello di allenamenti, senza escludere a priori un’eventuale ripresa delle partite.

«La situazione è alquanto complicata», sottolinea Marco Cian (Sospirolese), «più che altro per il discorso dei tamponi obbligatori prima di ogni partita, da quanto si dice, con dei costi quasi insostenibili che si aggiungerebbero a chiare difficoltà organizzative. Se rimane questo, per noi è un no, come mi pare anche per molte altre società. È tutto troppo complicato e comunque ad oggi c’è totale incertezza anche sui protocolli da seguire in caso di positività».

Parla di «situazione molto complicata per molteplici problematiche, in particolare relative ai costi e soprattutto alle responsabilità che le società si dovrebbero accollare per continuare i campionati», anche il presidente-allenatore della Juventina Mugnai, Gabriele Fent. Resta cauto, infine, Andrea Bortoluzzi, ds della Fulgor Farra. «Siamo in fase di valutazione», spiega, «ma purtroppo le prime impressioni non sono positive... Se dovesse essere preso per buono il protocollo che si usa in serie D, per noi dilettanti sarebbe dura». —



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