Il “poeta” De Pellegrini liscia la pista VolatA per l’ultima volta, «ci ho messo l’anima»

Il popolare gattista di Falcade va in pensione dopo 42 anni di lavoro  

Falcade Calliope, la musa ispiratrice, è suo padre. «Mi diceva», ricorda, «“Se ci metti poco a fare una cosa e fai una porcheria, tutti diranno guarda che porcheria ha fatto. Se ci metti un po’ di più, ma la fai per bene, diranno che hai fatto un bel lavoro”».

Da quasi 42 anni Ezio De Pellegrini, classe 1962, cerca di mettere in pratica questo suggerimento ogni giorno. D’estate, quando con lo scavatore toglie sassi e sistema dossi. D’inverno, quando sale sul gatto delle nevi e, sugli stessi pendii, modella la neve per preparare le piste della Ski Area San Pellegrino su cui scenderanno migliaia di sciatori.


Oggi, sulla VolatA (per prepararla ci hanno lavorato un mese e mezzo), toccherà alle atlete della discesa libera di Coppa del mondo. Per lui, il Poeta, come lo chiamano, che a fine marzo andrà in pensione, è il suggello a una lunga carriera dietro le quinte. A dire il vero, però, un po’ di palcoscenico se l’è guadagnato negli anni, ma la testa è rimasta sempre al suo posto.

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Quando ci accoglie nella sua casa di Vallada mostra un “Corriere delle Alpi” del 2004, sul quale Andrea Selva raccontò il viaggio fatto con lui sul suo gatto. «L’ho sempre tenuto», dice con pudore porgendo il giornale leggermente ingiallito. C’erano ancora le foto in bianco e nero. Ora che si stampano a colori, sono i capelli del Poeta ad essersi tinti di grigio.

Il viso ha preso il sole di questi giorni che splende più o meno come quello del 1979-80. «Ho sempre avuto passione di motori e mi piaceva sciare», racconta, «a quei tempi facevo l’apprendista meccanico. Poi ho chiesto alla società di Vendruscolo se avevano lavoro anche per me e così quell’inverno ho iniziato. L’estate successiva sono andato alle cave di ghiaia che hanno in Val di Funes, l’inverno dopo sono tornato al San Pellegrino e poi sono stato sempre qua».

Per lui, di Falcade, a due passi da casa. Forse inconsapevole, però, che, di lì a qualche anno, del suo lavoro avrebbero goduto persone provenienti da tutto il mondo. Ignaro, certo, che sarebbe diventato il Poeta. «Eravamo negli anni ’80», spiega, «avevano portato una macchina in prova e i gattisti discutevano. Intervenni e dissi la mia: “Ad andare con quelle macchine serve poesia”».

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In 42 anni è salito su undici di quei mezzi con cui ha stretto un vero rapporto. Dice proprio così: «Il gatto deve sentire quello che tu vuoi che faccia e tu devi sentire quello che lui può fare. Quando riesce a vincere una salita impegnativa in cui sembrava non ce la facesse, gli dici bravo».

«Il primo», rammenta, «aveva 170 cavalli, l’ultimo ne ha passa 500; all’inizio, di notte, sembrava di andare col lumino, oggi col full-led sembra di essere di giorno. Dobbiamo dire grazie alla società che ha sempre capito le nostre esigenze e ci ha sempre messo a disposizione mezzi all’avanguardia per poter stare al passo coi tempi».

Forse, però, il passo lo hanno dettato loro, i gattisti della ski area San Pellegrino. «I primi anni battevi la pista quando nevicava, poi sistemavi i pezzi più brutti e tutti sciavano tranquilli. Ora, se la mattina non sono perfette... Ma, in una certa maniera, li abbiamo abituati noi ad esigere il meglio».

Ecco che la poesia spunta e che, diversamente da quella che è la tradizione letteraria, nell’idea di Ezio non è un componimento dell’io. Con lui altri nove lavoratori battono più di un milione di metri quadrati di piste tra il San Pellegrino (600 mila) e Falcade (450 mila). Si alzano alle due perché alle 9, quando aprono gli impianti, tutto deve essere pronto. «Ci vogliono poesia e passione per questo lavoro, per tutti i lavori», dice Ezio De Pellegrini, «devi fare la pista e immaginare che domani a sciare devi andarci tu. E non puoi pensare che tanto gli sci hanno le punte. No. Quando smonti dal gatto la tua coscienza ti deve dire che hai fatto il meglio. Il tuo lavoro ti deve piacere, altrimenti lo fai tanto per fare la giornata. Non è facile certo, perché devi sempre fare i conti con la neve (quella artificiale senz’aria e più facile da compattare e quella naturale ogni volta diversa) e con le temperature. Ma quando sei in seggiovia o al bar e senti qualcuno che dice che le piste erano proprio belle, beh, vuoi mettere la soddisfazione silenziosa?».

Ezio andrà in pensione, ma «se avranno bisogno ci sarò». Lascia agli altri che definisce «davvero in gamba» la sua esperienza («la somma della cavolate che ho fatto») e i suoi versi: «È il gruppo che fa la forza. Qui tutti fanno il proprio, da chi di notte guarda fuori per finestra per vedere se nevica a quello che fa i conti la sera. Fra noi gattisti ognuno ha la sua pista, perché è bene sappia dove gli sciatori e il sole portano via di più, ma tutti sono rispettosi del lavoro dell’altro e quando finiamo il nostro pezzo andiamo tutti nei campetti più semplici a completare l’opera assieme».

Calliope suggerisce la chiosa: «E comunque: se devi fare una passata in più perché così la pista viene meglio, la devi fare». —



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