Martina Valmassoi e un record al limite dell'umano

Una sfida con se stessa prima che col cronometro. In un contesto paesaggistico tanto bello quanto familiare, ma tremendamente duro quando c’è da fare i conti con il freddo e, soprattutto, con il vento, a maggior ragione se di notte. L’impresa l’ha firmata Martina Valmassoi, che lunedì pomeriggio ha raggiunto quota 17.645 facendo registrare il nuovo record mondiale di dislivello positivo con gli sci da scialpinismo.

Un traguardo conquistato con testa e gambe, dopo ventiquattr’ore su e giù per monte Agudo, comprensorio “di casa” per la Valmassoi, cadorina di Pozzale, frazione di Pieve.


Come ti è venuto in mente di concorrere per la conquista di questo record?

«Devo fare una doverosa premessa. Fino a qualche tempo fa consideravo iniziative come questa da psicotici (ride, ndr). Poi è arrivato il Covid, che ha di fatto cancellato la gran parte, se non tutte, le gare di scialpinismo a cui mi sarebbe piaciuto partecipare. La stagione dello scialpinismo, ma non solo quella, è stata di fatto cancellata con un colpo di spugna. A quel punto ho iniziato a ragionare su cosa potevo fare per tenermi ugualmente allenata ma al tempo stesso viva sotto il profilo mentale. Ed ecco che è spuntata questa possibilità. Concorrere alla conquista del record mondiale di dislivello positivo con gli sci da alpinismo. Non ci ho pensato su due volte e da metà gennaio mi sono messa sotto per arrivare dove sono arrivata. Ci tengo però a dire una cosa a cui tengo tantissimo: io non volevo conquistare il record, volevo farlo a casa mia, tra le mie montagne, con i miei amici ed i miei familiari vicini a sostenermi. La vera soddisfazione è stata questa: aver fatto il record tra le montagne di casa. Sul monte Agudo, ad Auronzo, dove, una volta arrivati in cima, dove ti giri giri vedi bellezze paesaggistiche uniche. Il tetto del monte Agudo equivale, per me che sono cadorina, al tetto del mondo».

Raccontarci un po’ il “dietro le quinte” di questo straordinario evento, non solo sportivo ma anche mediatico...

«Si tratta, senza dubbio, del risultato sportivo più importante conquistato dalla sottoscritta nella sua pur soddisfacente carriera sportiva. E di traguardi importanti posso dire, senza falsa modestia, di averne collezionati diversi. Qui però sono andata oltre, spingendomi in un contesto sconosciuto, muovendomi a 360 gradi. Ho fatto tutto io, dall’organizzazione dell’evento dal punto di vista amministrativo alla gestione delle forze nell’arco delle ventiquattr’ore. Ho costruito il record in toto, dal momento in cui l’ho pensato fino al momento in cui l’ho effettivamente raggiunto. Mi piace sottolineare il grande aiuto fornitomi dai miei amici. Alcuni mi hanno accompagnata durante l’avventura, supportandomi soprattutto nei momenti difficili. Che ci sono stati, non posso negarlo. In quei casi è stata forte la testa, l’aspetto mentale si è rivelato determinante per raggiungere il record. Sciare di notte, col freddo ed il vento, è stato tremendo. Per fortuna al mio fianco avevo Michele Da Rin a supportarmi. Altri amici hanno fatto alcuni tratti con me facendomi compagnia ed aiutandomi ad alleviare la fatica, magari solo con una parola di conforto. Ho avuto problemi di stomaco che hanno rischiato di rovinare tutto ma, una volta messa una maglia termica in più, le cose sono presto migliorate. Non mi sono fatta sopraffare dal panico, ho fatto due bei respiri forti per ripartire di slancio».

Quanto conta questo record nella tua carriera?

«Non sono una cannibale, non ho la smania di conquistare risultati. Sia lo scialpinismo in inverno e sia la corsa in montagna d’estate (trail running, ndr) rappresentano per me principalmente un divertimento. Per natura affronto tutto con un sorriso, mai con la tensione tipica di chi deve a tutti i costi conquistare un determinato risultato. E ribadisco che di gare, anche importanti e con relative vittorie, ne ho collezionate qualcuna. Ma sempre con lo stesso atteggiamento. È stato così anche stavolta. Questo record rappresenta la vittoria di una sfida personale ma non va ad intaccare quanto fatto finora e quanto farò in futuro. Perché ho intenzione di proseguire in un mio personalissimo percorso sportivo che presto mi porterà ad affrontare nuove sfide esaltanti».

E quali saranno allora le prossime sfide?

«Sono due. Quella a cui sto pensando trepidante si terrà a fine luglio in Francia. Si tratta di una gara di ultracycling, la Race Across France. Cinque giorni e 1100 chilometri con 25mila metri di dislivello in sella ad una bicicletta. Si tratta di un’avventura a tutti gli effetti, più che una manifestazione sportiva. Per me rappresenterà una novità assoluta, non vedo l’ora di iniziarla. L’altra manifestazione si svolgerà invece a Chamonix: è la Tds, gara di ultra trail inserita nel contesto dell’Utmb (ultra trail del monte Bianco, ndr). Mi ero iscritta nel 2020 ma poi, per via del Covid, la manifestazione è stata cancellata e rimandata al 2021. Anche qui i numeri si presentano durissimi: 145 chilometri di corsa con novemila metri di dislivello».

Ultima domanda: cosa fa nella vita di tutti i giorni Martina Valmassoi?

«Lo sport non è il mio lavoro ma il mio lavoro è collegato allo sport. Mi occupo di comunicazione social e fotografia per marchi importanti come Salomon e Scarpa». —


 

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