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Savasta: «Lo proposi a Cremonese, ma non ci fu il sì dei suoi dirigenti»

Renzo Savasta il giorno della promozione del Belluno in C2

Il dirigente che portò il Belluno in C2 è favorevole alla possibile fusione fra Belluno, San Giorgio Sedico e Union Feltre e svela un retroscena 

il commento

«Io? Non posso che essere favorevole. Fui il primo a proporre la fusione tra il Belluno e il Ponte nelle Alpi…».


Renzo Savasta guarda il calcio da fuori, al momento. Nel frattempo continua a lavorare («ma meno di prima, la prendo con più calma») e si gode la famiglia.

Ci è sembrata una buona idea quella di domandare a lui un’impressione sul grande obiettivo che Belluno, San Giorgio Sedico ed Union Feltre sembra proprio si siano date, salvo il necessario via libera dei tre consigli direttivi e accordo sui vari punti.

La mossa del 1998 diede l’opportunità al Belluno di cui era presidente di salire dalla Prima Categoria all’Eccellenza, muovendo passi decisi verso la serie C2, poi raggiunta nel 2003 in quella indimenticabile vittoria contro il Bassano davanti a 3000 persone.

«Fui anche molto contestato, allora. Ma d’altronde mettemmo assieme due campanili sportivi storicamente rivali, come Belluno e Ponte nelle Alpi. Ecco, rispetto a quella che si potrebbe paventare ora, la nostra fu una fusione che risolveva ad entrambe diversi problemi. Con il Belluno eravamo in Prima Categoria, non certo il campionato giusto per una società di un certo blasone. Al contrario il Ponte disputava l’Eccellenza, però non era affatto in buone condizioni economiche. Ne abbiamo tratto giovamento entrambi. Le tre società attuali sembrano tutte solide, però trovare sponsor è sempre più complicato».

Anche allora venne tentato il coinvolgimento della Feltrese, ipotizzando una squadra unica proprio come nelle intenzioni attuali.

«Parlai con il dottor Cremonese, il quale condivideva l’idea, ma non trovò appoggio da parte dei suoi dirigenti. L’identità locale pesa ancora, ma penso tutti quanti debbano avere in testa una cosa: se si vuole alzare il livello, occorre competere contro le avversarie di altre realtà fuori dalla nostra provincia, non tra di noi».

Savasta condivide l’opinione secondo cui «la fusione deve porsi come obiettivo principale l’alzare il livello del calcio bellunese. Credo che se i dirigenti ne stanno parlando, sia per puntare alla serie C. Abbiamo bisogno dal punto di vista calcistico di stazionare con costanza nel calcio professionistico. Pure nel settore giovanile si potrebbero creare squadre ancor più competitive».

Un passo fondamentale è però… accettare i compromessi.

«Assolutamente. Io nel contratto della fusione rinunciai al giallo tra i colori sociali, ed infatti il BelPonte era blaugrana. Oppure il primo anno lo facemmo allo stadio Orzes, nonostante ciò mi fece attirare contro le ire dei tifosi del Belluno».

Ma anche questo permise di approdare in C2. Accadrà lo stesso anche stavolta, oppure alla fine ognuno continuerà per la propria strada? —



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