Axel Bassani dopo Barcellona. «Il secondo posto la mia emozione più grande»

Axel Bassani sul podio a Barcellona

Il serenese è il talento più cristallino della Superbike. «Ho realizzato uno di quei sogni che ha da bambino un tifoso delle due ruote»

«Il secondo posto di sabato? L’emozione più bella della mia vita sportiva».

Pochi dubbi in merito, ed Axel Bassani li ha risposto come ci aspettavamo. D’altronde, difficile dare al 22enne pilota di Seren del Grappa, frazione di Caupo per la precisione. C’è da ripercorrere il fine settimana di Barcellona della Superbike: dalla gioia di quel podio indimenticabile in gara 1, alla grande paura di domenica mattina, quando a 320 chilometri orari i freni non hanno più risposto. Meno male l’inevitabile caduta si è rivelata priva di conseguenze, se non qualche botta qua e là. Incidenti di percorso, Axel lo sa. Lui ha deciso di sposare questo stile di vita fin da piccolo.

Non si è mai demoralizzato, neppure dopo la breve e poco fortunata esperienza in Moto 2 del 2017. Alzare bandiera bianca e dedicarsi ad altro magari poteva sembrare la scelta più semplice. Invece Bassani ha lavorato, e tanto. Sino all’approdo in Superbike lo scorso inverno. Risultati sino ad ora interessanti con Motocorsa Racing alla guida di una Ducati Panigale V4RS, tra diverse top ten ed anche dei primi posti tra gli indipendenti.

Ma il secondo posto generale di gara 1 a Barcellona è qualcosa di grande davvero.

Axel, dove lo classifichiamo questo podio tra le gioie vissute in carriera?

«Il più in alto possibile, senza dubbio. È un’emozione indescrivibile, la più bella da quando corro. D’altronde, parliamo di uno di quei sogni che un appassionato delle due ruote ha fin da bambino».

Come è andata.

«Non avevo ancora mai gareggiato sul bagnato, però un paio di prove c’erano state e ci eravamo resi conto di poter stazionare tra il quarto e il sesto posto. Una volta salito in moto, ho avvertito delle buone sensazioni e dopo i primi due o tre giri mi sono detto: “Continua a spingere”. Ero concentrato e al tempo stesso felice di lottare per le posizioni di vertice. Ad un certo punto ho superato persino Razgatlioglu, al quale si è fermata la moto. A quel punto sono scappato via».

Una volta in testa, a cosa pensavi?

«A restare tranquillo, in modo da continuare a tenere il passo. Redding a tre giri dal termine è riuscito ad effettuare il sorpasso, però poco male. Ad inizio anno ipotizzavamo di lottare per essere nei primi quindici, adesso stiamo commentando un secondo piazzamento…».

Domenica mattina invece qualche attimo di paura...

«In effetti trovarsi senza freni a 320 all’ora non è propria una sensazione delle più piacevoli. Stavo arrivando alla curva 1 durante il warm up e non di colpo non riuscivo più a rallentare la moto. A quel punto dovevo pensare a mettermi in salvo, cadendo a terra. Ho incassato qualche botta, ma niente di grave. Il team si è scusato perché ha capito quale fosse l’errore, lavorando poi affinché la moto fosse pronta per la Superpole Race».

Avevi un tifo spettacolare sugli spalti...

«Sì. c’era la mia ragazza, Denise, con parenti ed amici. Ottenere quel secondo posto davanti a loro è qualcosa di impagabile, vederli sugli spalti mi ha dato grande carica».

Ti sei commosso sabato dopo il traguardo, come si poteva vedere dalla tv.

«Sono momenti in cui ripensi a tante situazioni. I sacrifici, la fatica, le cadute, i viaggi. È un momento liberatorio, perché vedi ogni aspetto ripagato da un risultato straordinario».

In molti ammirano la tua reazione dopo quella non felice esperienza in Moto 2.

«Non ho bei ricordi di quel periodo, però piano piano io e chi mi sta accanto ci siamo rialzati. Adesso iniziamo a raccogliere quanto seminato. Mancano gli ultimi particolari per riuscire ad essere sempre competitivi e vivere ancora giornate così entusiasmanti».

Cosa hanno detto i tuoi genitori?

«Mio papà Loris guarda le gare da casa. È venuto un paio di volte a supportarmi, ma si tratta di trasferte impegnative, quindi tifa soffrendo dal divano. Mia mamma Jessica invece va solo di registrazioni. Soffre troppo in diretta».

Nonostante gli impegni, continui a vivere a Seren.

«E sì che me lo chiedono come mai non mi sia spostato ad esempio in Emilia Romagna, o zone limitrofe. Ma qui sto davvero bene, ho i miei affetti, i miei amici, la mia routine. Soffro solo i mesi invernali, perché non vado d’accordo con il freddo. Però riesco ad allenarmi in varie piste del Triveneto, come “Alle Cave” a Vittorio Veneto, di conseguenza al momento non vedo il motivo di andarmene».

Radici ben salde e voglia di correre a tutto gas, fino al prossimo podio. Axel sogna, con pieno merito. GIANLUCA DA POIAN

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