Il calcio piange Mario Barluzzi. Vinse la Champions col Milan

Mario Barluzzi, portiere del grande Milan degli anni Sessanta

Il portiere bellunese giocò con il Belluno dal 1950 al 1954, prima di iniziare una grande carriera. Viveva a Varese con la moglie Franca. Nei rossoneri di Rocco era il vice di Giorgio Ghezzi

Il calcio bellunese piange Dario Giuliano Mario Barluzzi, meglio conosciuto come Mario Barluzzi. In quel di Varese, dove viveva con la famiglia, è mancato infatti il portiere nato a Belluno e cresciuto nel vivaio gialloblù, prima di trasferirsi al Treviso e da lì dare il via ad una brillante carriera.

L’apice del suo percorso resta senza dubbio la conquista della Coppa Campioni 1962-1963 con la maglia del Milan, da vice di Giorgio Ghezzi e guidato in panchina dall’indimenticabile “Paròn” Nereo Rocco. Da subentrato, giocò invece contro il Santos nello spareggio della finale di Coppa Intercontinentale del novembre 1963, disputata a Rio de Janeiro.

Barluzzi aveva compiuto 86 anni lo scorso 6 settembre e lascia la moglie Franca, i figli Stefano con Francesca e Andrea con Manuela, i nipoti Cristian, Alessandro, Davide e Matteo. Le esequie si terranno a Varese nella giornata di lunedì.

Mario Barluzzi

OLTRE 100 PRESENZE

Una brillante carriera la sua, considerate le oltre 90 presenze in A e 11 in B, senza dimenticare gli anni di C e la Coppa Italia. Aveva cominciato come detto a giocare tra i pali del Belluno, passando nel 1954 al Treviso. Lì fu la definitiva consacrazione che gli permise di approdare al Catania in A e poi al Milan.

Curiosamente, non vince mai lo scudetto in rossonero, in quanto arriva dopo il tricolore 1962 e lascia appena prima del titolo 1968. Ma ha comunque modo di togliersi la soddisfazione del titolo di campione d’Europa, oltre ad aggiudicarsi da titolare la Coppa Italia 1966-1967. E senza quel rigore dubbio contro nello spareggio dell’Intercontinentale 1963, forse si sarebbe laureato Campione del Mondo per club giocando.

Disputa tra l’altro un paio di stagioni da titolare in A con i rossoneri, poi cambia sponda del Naviglio e va all’Inter, anche se con i nerazzurri scende in campo solo nella Coppa Italia. All’epoca tra l’altro la notizia del trasferimento fece scalpore, in quanto non era usuale vedere un calciatore andare da una rivale cittadina all’altra. Barluzzi termina poi la carriera tra Mantova e Varese, dove si era già stabilito e aiuta i biancorossi a tornare nella massima serie.

A Varese infine andò anche due volte in panchina, subentrando nel finale della stagione 1982-1983 ad Eugenio Fascetti. Anche Monza lo ha visto protagonista nel ruolo di vice allenatore.

IL RICORDO DI ZAMPIERI

Lo ricorda volentieri Giancarlo Zampieri, uno dei volti noti dei Veterani del Belluno e cugino proprio di Barluzzi.

«Una volta ci siamo anche affrontati sul campo, nonostante io abbia alcuni anni meno di lui», sottolinea. «Ero alla Triestina e lui al Treviso, in una partita tra riserve. Fino a qualche tempo fa veniva volentieri a trovare i parenti che vivono qui. Con il suo carattere schivo ed umile, ha saputo togliersi delle gran belle soddisfazioni calcistiche».

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