Sella: «Con Zoncolan e Mortirolo il Fedaia è la salita più difficile del Giro»

L'arrivo a braccia alzate di Emanuele Sella sul Fedaia nel 2008

Il vicentino racconta la tappa che lo vide vincitore nel 2008 dopo una fuga lunghissima. «C’era tantissima gente, il direttore di corsa continuava ad allontanare le persone»

«Il Fedaia? È una salita cancara».

Così Emanuele Sella sintetizza l’ascesa ai piedi della Marmolada che domenica 22 maggio 2008 lo vide imporsi al Giro.

Quello ottenuto sul Fedaia fu il secondo successo consecutivo del “Salbaneo”, che allora vestiva la maglia della Csf Group Navigare di Bruno Reverberi. Il giorno prima si era imposto nella Verona – Alpe di Pampeago. Poi il traguardo della Marmolada, ottenuto al termine di una tappa massacrante.

«Andai in fuga subito con un gruppetto di una decina di atleti che comprendeva anche Bettini», racconta il vicentino, che in quel Giro si aggiudico, qualche giorno dopo, anche la Rovetta – Tirano.

«Io andavo in caccia dei punti del gran premio della montagna e quel giorno di punti in palio ce n’erano parecchi: si scalavano Pordoi, San Pellegrino, Giau e Falzarego. Sono stato fuori tutto il giorno, poi ho attaccato poco dopo l’inizio del Fedaia, rimanendo presto da solo. Ricordo che c’era tanta gente e che il direttore di gara si sporgeva continuamente dalla macchina per allontanare le persone troppo vicine».

«Insieme a Zoncolan e Mortirolo il Fedaia è una salita terribile», conclude Sella. «E il “drittone” di Capanna Bill? Mamma mia, è micidiale!».

Al Giro, il Fedaia è stato affrontato anche da Davide Malacarne. Era il 2011 e si correva la Conegliano – rifugio Gardeccia, una tappa-monstre, una delle più dure se non la più dura dei Giri disegnati da Angelo Zomegnan: 229 chilometri di sviluppo e 6.200 metri di dislivello positivo, caratterizzata dalle salite di Piancavallo, Forcella Cibiana, Giau, Fedaia appunto e Gardeccia.

«È stata la tappa più dura di quel Giro e per me la più sofferta, probabilmente la più sofferta di tutti i miei Grandi Giri: 6.200 metri di dislivello, una follia», ricorda l’ex professionista di Lamon. «Il Fedaia è un salita per scalatori puri, dove chi pesa sopra i 65 chili deve solo difendersi: su queste pendenze il rapporto peso-potenza influisce tantissimo. Il tratto rettilineo prima di Malga Ciapela è qualcosa di incredibile: sono i chilometri tra i più infernali del ciclismo mondiale. Ma anche i chilometri successivi non scherzano. La Belluno-Marmolada? Credo che potrà andare via una fuga poco prima di Falcade, ma non è detto che arrivi: da Falcade in su c’è poco spazio per rifiatare e gli inseguitori faranno presto eventualmente ad organizzarsi. Io credo che vincerà un uomo importante, probabilmente uno di classifica».ILARIO TANCON

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