Tech Test

La prova: Ruark R3, la radio hi fi più snob che c'è

Ottimo design, suono potente e raffinato, grande versatilità: quello dell'azienda inglese è più di un normale speaker o di un tuner Dab: è un impianto completo in formato compatto. Ma per il prezzo richiesto le alternative sono numerose
3 minuti di lettura

“Per molti dei nostri clienti - si legge nel sito di Ruark Audio- un ottimo suono non è sempre la priorità più importante. In un’era in cui vogliamo che le nostre case abbiano uno stile preciso, ogni oggetto deve guadagnarsi il suo posto e ben figurare nel posto in cui è collocato”. Eppure l’azienda inglese, nata all'inizio degli anni Ottanta, produce oggi alcuni tra i migliori speaker multimediali, radio Dab e impianti hi-fi compatti sul mercato, premiati dalla critica e dalle recensioni dei clienti. L’R3 è tra i più recenti: non solo uno speaker, ma un vero impianto hi-fi in un unico blocco. Nella famiglia Ruark è il terzo dall’alto, dopo l’impegnativo R7, un vero mobile sonoro, e l’R5, molto simile nell’aspetto, ma più grande, potente e versatile (e costoso).
Com’è fatto
La versione che abbiamo provato è rifinita in noce, cosa che dà all’R3 un tocco ancora più classico, pur se compatibile con la maggior parte degli stili di arredamento. L’ingombro non è eccessivo, ma nemmeno trascurabile: con 16,7 x 42 x 22 cm e oltre 5 kg di peso, l’R3 richiede uno scaffale o un mobile solido e un po’ di spazio intorno. Che potrebbe aumentare se, considerati i tanti ingressi di cui dispone, si decidesse di tenerlo accanto a un altro apparecchio. 

Per il resto, il pannello frontale è in tessuto ruvido grigio, i piedi in metallo. Le rifiniture sono eccellenti, la sensazione è di un apparecchio solido e ben costruito, destinato a durare nel tempo. Anche perché non è molto complesso: un classico amplificatore stereo in classe A/B da 30 watt, due altoparlanti da 75 mm a larga banda in bass reflex, un lettore cd slot-in; tutto il resto lo fa l’elettronica.

Le connessioni
C’è la radio FM, per le stazioni più vecchie, ma lo standard Dab offre una qualità del suono decisamente migliore; c’è il lettore cd per chi ancora li usa (e sono tanti, specie nella fascia di età cui prevedibilmente si rivolge questo apparecchio), non mancano poi il Bluetooth con aptX e una porta Usb-C per leggere file da chiavette di memoria o hard disk. L'R3 ha un ingresso digitale ottico, da usare ad esempio con la tv, e uno analogico, perfetto per il giradischi, a patto che abbia un pre phono integrato o se ne adoperi uno esterno. Sul retro si trova anche un’uscita analogica e un minijack per le cuffie.

A tutto ciò va aggiunta la possibilità di connettersi alla rete domestica, sia via Ethernet sia in wireless. Il Ruark R3 può accedere ai file memorizzati su un NAS (attraverso lo standard DLNA/UPnP), alle radio internet, oltre che a Spotify, Tidal, Deezer e Amazon. In dotazione un telecomando per controllare le varie funzioni, piccolo ma ben fatto. L'R3 può essere comandato anche tramite quello che l’azienda chiama Rotodial, una serie di controlli raggruppati in una struttura circolare sul pannello superiore. Per chi lo usa accanto al letto, armeggiando un po' nel menù si trovano sveglia, con snooze, e timer per addormentarsi con la musica.

Il suono
Aperta la scatola, serve solo qualche minuto per iniziare gli ascolti: basta sistemare l’antenna estensibile con la chiave in dotazione, e si può partire con la radio. Il Ruark si avvia con loudness e 3D Audio attivati; per i puristi del suono è una blasfemia, ma un rapido confronto con i risultati ottenuti disattivandoli convincerà chiunque che la scelta dell’azienda è sensata. La funzione 3D Audio, in particolare, ricrea un'immagine stereo inaspettatamente ampia e profonda: ad esempio ascoltando il bel live Montefiore dei PGR, la sensazione di spazio è notevole, sia nella musica che nella presenza del pubblico, come si nota in Cupe Vampe o Tabula Rasa Elettrificata

La funzione loudness è altrettanto ben calibrata. A volumi non troppo elevati, come quelli ai quali probabilmente sarà ascoltato per la maggior parte del tempo l’R3,  aumenta la potenza delle basse frequenze e aggiunge alle alte un pizzico di vivacità. Vale la pena di lasciarla sempre attiva, perché il risultato è piacevolmente corretto, e non diminuisce l’agilità con cui il Ruark rende la ritmica dei brani più impegnativi (nemmeno i soliti Massive Attack di Inertia Creeps, per dire).

Le specifiche
Qualche perplessità - più teorica che pratica - sorge a leggere la lista dei formati di file supportati: sia collegandosi in rete sia dalla porta Usb-C posteriore, il Ruark arriva infatti 24 bit/96 KHz ma solo con AAC. FLAC e WAV sono limitati a 48kHz, e AIFF non è supportato. Piuttosto, è qui il caso di notare che l’app Undok, per quanto bella da vedere con quelle copertine che prendono quasi tutta la schermata, non è priva di piccoli bug e incertezze. Il suono migliore nella nostra prova si ha col Cd, ma la differenza usando file in rete è veramente minima. Ottimo Spotify Connect, ma stranamente Ruark non offre la compatibilità con Airplay di Apple, che in questa fascia di prezzo e prestazioni è quasi sempre presente.

Ci piace

  • Design piacevole, ottima costruzione
  • Suono spazioso e coinvolgente
  • Comodo il rotodial
  • Ottima connettività
  • Buon lettore Cd

Non ci piace

  • Alimentatore esterno
  • Prezzo elevato
  • Il display non mostra le copertine
  • Manca il supporto per un assistente vocale
  • Scarso supporto per multiroom

In fine

Il Ruark R3 costa in Italia 749 euro di listino: un prezzo in linea con quello inglese, e che tuttavia lascia spazio a diverse alternative. Come una soundbar, che forse suonerà meno bene la musica ma avrà l’unica connessione mancante all’R3, ossia una porta Hdmi Arc per un’integrazione più fluida con la tv. O una coppia di diffusori wireless (i soliti nomi: Sonos, Bluesound, ma pure AudioPro, Yamaha, Sony), integrabili in un sistema multiroom e magari dotati di assistente vocale. Oppure ancora un micro-impianto tutto in uno, ad esempio Denon e Marantz, che hanno il lettore cd integrato e sono in grado di restituire un palcoscenico sonoro più credibile dell’R3. O infine, attraversando l’Oceano, provare con Klipsch: l’impostazione sonora è diversa, ma i diffusori attivi Fives sono un’ottima soluzione, con lo stesso fascino retrò, il legno e il tessuto. Per chi preferisce uno speaker unico c’è The Three, per quanto meno potente e meno versatile dell’R3. Però nessuno è snob come il Ruark.

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