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Perché Inspiration4 di Elon Musk non è un vezzo da miliardari dello spazio

(reuters)
Grazie a SpaceX, 4 astronauti non professionisti galleggiano in orbita, dimostrando come lo Spazio è davvero per tutti
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Inspiration4 è nello Spazio: la prima missione orbitale con un equipaggio di astronauti non professionisti viaggia 575 chilometri sopra le nostre teste, 175 più su della Stazione spaziale Internazionale (e non è un caso), dove l’uomo non arrivava dalla missione Sts 125 dello Space Shuttle, nel 2009. In orbita, il comandante e finanziatore del viaggio, Jared Isaacman, insieme con Hayley Arceneaux, Chris Sembroski e Sian Proctor (tutti e 4 civili senza alcuna affiliazione ad agenzie o enti governativi), inizieranno una serie di esperimenti per i prossimi 3 giorni, con lo scopo di studiare il comportamento del corpo umano in microgravità. Poi torneranno a casa ammarando al largo della Florida.

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"Cui prodest?", potrebbe obbiettare lo scettico, non così affascinato dalle avventure spaziali; perché entusiasmarsi per una iniziativa che sembra l’ennesimo vezzo di un milionario con fregole extraterrestri?

Per rispondere, sarebbe il caso di tornare all’inizio, alla partenza, alle 2:02 italiane della mattina di oggi, 16 settembre: il viaggio di Inspiration4 è cominciato in quel momento, quando il razzo riutilizzabile Falcon9 di SpaceX, con in testa la capsula Dragon battezzata Resilience, si è staccato dalla rampa 39A del Kennedy Space Center. È lo stesso complesso da cui Neil Armstrong e l’Apollo 11 decollarono, nel 1969, per portare l’umanità a camminare su una superficie diversa da quella terrestre. Una prima volta, un piccolo passo oltre un confine ritenuto invalicabile.

La corrispondenza non sembri forzata, perché sebbene non possa ambire a incidere la storia come fece il primo allunaggio, sarebbe ingeneroso sottovalutare Inspiration4 in quanto a primati, valore simbolico e promesse di qualcosa solo agli inizi. Anzi, sarebbe un errore, anche in un momento in cui si moltiplicano le critiche, legittime, sollevate dall’impatto ambientale del numero crescente di lanci e dall’opportunità della loro spesa. Nel caso specifico, 200 milioni di dollari, cioè il prezzo dei 4 biglietti che si mormora (senza conferme ufficiali) Isaacman abbia pagato per accaparrarsi un intero volo targato SpaceX.

Trentotto anni, amministratore della società di pagamenti online Shift4Payment e fondatore della più grande compagnia aerea privata e qualificata nell’addestramento dei piloti militari, la Draken International, Isaacman ha organizzato la missione con il preciso intento di finanziare l’ospedale St. Jude di Memphis, specializzato in oncologia pediatrica. Quindi, non solo ha personalmente donato 100 milioni, ha fatto in modo che attraverso Inspiration4 altri, tanti, devolvessero denaro all’ospedale.

Per riuscirci ha messo all’asta i 3 posti a bordo escluso il suo e realizzato una convergenza perfetta fra marketing e filantropia, un progetto capace di dimostrare l’accessibilità allo Spazio da parte di persone comuni (per quanto oggi profumatamente sponsorizzate da altri, cioè da lui) e insieme sfruttare, questo sì senza tanti giri di parole, l’appeal comunicativo dello Spazio.

Risultato? Per cominciare, più di 31 milioni di dollari raccolti, con una campagna online cui è ancora possibile contribuire. In secondo luogo, la distribuzione, su Netflix, del primo documentario quasi in tempo reale su una missione extraterrestre. Prodotto da Time Magazine in collaborazione con lo studio Known e firmato da Jason Hehrir, il regista di The Last Dance, il film, in 5 episodi, è stato il preludio della diretta dedicata al lancio, la prima copertura live di Netflix.

L’effetto più significativo, però, è stato il coinvolgimento di Arceneaux a bordo della Resilience: affetta da un osteosarcoma all’età di 10 anni, è stata ricoverata e guarita al St. Jude, dove oggi lavora come assistente medico con pazienti colpiti da leucemia o linfoma. Arceneaux è la prima persona a volare nello Spazio con una protesi, un femore sinistro artificiale che sostituisce l'osso perso a causa della malattia. Non un fatto secondario, visto l’intento delle agenzie spaziali, in primis quella europea, l’Esa, di estendere il reclutamento dei futuri astronauti a persone con disabilità fisiche.

Nelle prossime 72 ore, sfruttando strumenti disponibili sul mercato come Apple Watch e Butterfly iQ+ (per le ecografie), Arceneaux coordinerà la maggior parte degli esperimenti medici cui si sottoporranno Isaacman, Sembroski, il vincitore dell’asta di beneficienza, e Proctor, insegnante e aspirante astronauta (fu finalista alla selezione Nasa del 2009).

Proctor è stata selezionata per il miglior progetto di un negozio online che sfruttasse il software di Ship4Payment. E non è un caso che la sua comunicazione social da mesi si concentri sui benefici collettivi della new space economy e sulle potenziali relazioni delle attività spaziali con le discipline umanistiche, dalla poesia all’arte. Perché sono questi gli altri aspetti cruciali di Inspiration4.

In risposta a chi si chieda se le recenti imprese degli space billionaire non siano che uno spreco di soldi, le ricadute economiche, scientifiche e culturali di una missione avulsa dall’iniziativa governativa sono l’avanguardia di cosa lo Spazio diventerà nei prossimi decenni: non (solo) la meta più esclusiva di un turismo da miliardari, ma la base su cui costruire le infrastrutture della nostra imminente quotidianità. Occorrerà una consapevolezza crescente, certo, per tutelare la Terra ed evitare che il business e i conflittuali interessi extra-atmosferici non aumentino i problemi anziché risolverli.

Però, già in questo momento, mentre i suoi 4 protagonisti galleggiano senza peso 575 chilometri sopra le nostre teste, Inspiration4 ribadisce che anche grazie al turismo, le orbite attorno alla Terra potranno essere sfruttate a scopi commerciali, permetteranno di accedere a risorse extra-atmosferiche, o di delocalizzare filiere industriali, impattando positivamente sull’inquinamento e sull’ottimizzazione delle risorse terrestri, sulla disponibilità di cibo e sull’accessibilità alle informazioni. In fondo sono questi i veri obbiettivi dei Musk, dei Bezos e dei Branson.

Già oggi, le tecnologie riutilizzabili usate da SpaceX, Blue Origin o Virgin Galactic promettono di addestrare i futuri astronauti professionisti, di testare scienza e tecnologia di laboratori, enti e università che fino a ieri non potevano permettersi la trafila, lunga e quindi costosa, per avere un loro esperimento sulla Stazione spaziale Internazionale. Questo rappresenta più di ogni altra cosa la missione decollata dalla stessa rampa delle Apollo: la promessa di uno Spazio come nuova opportunità collettiva. Uno Spazio sostenibile, inclusivo e di cui, se saremo capaci di rispondere alle sue sfide, beneficeremo tutti.