Almanacco dell'innovazione: 6 ottobre 2016

Apple apre una Academy a Napoli e vince una scommessa non facile

Apple apre una Academy a Napoli e vince una scommessa non facile
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Il 6 ottobre 2016 sono iniziati i corsi della Apple Academy e Napoli si è sentita più vicina alla Silicon Valley. Era stato Tim Cook in persona ad annunciare l’intenzione di fare qualcosa di concreto per l’Italia. Era stato ricevuto a palazzo Chigi a gennaio di quell’anno dal premier Matteo Renzi, accolto anche da alcuni brillanti startupper nostrani. A maggio la scelta, a cui aveva collaborato l’allora consigliere per l’innovazione di palazzo Chigi Paolo Barberis, ex co-fondatore di Dada. A sorpresa, ma non troppo, era stata scelta Napoli: qui c’è una eccellente università, la Federico II, ai tempi guidata da Gaetano Manfredi, appena eletto sindaco di Napoli, dopo un passaggio al governo come ministro; e c’è un professore appassionato di innovazione e digitale, Giorgio Ventre.

La scelta della sede cadde su un edificio a San Giovanni a Teduccio dove un tempo c’era una fabbrica di pomodori, definito dalla stampa anglosassone, “un unlikely… downtorodden suburb”. Un posto di periferia improbabile e sfigato, diremmo con una traduzione non letterale. Qui, era la scommessa, verranno alcuni fra i giovani più brillanti del mondo per diventare sviluppatori di app di iOS, il sistema operativo mobile di Apple. Scommessa, diciamolo subito, ampiamente vinta. 

Il 6 ottobre 2016, con una puntualità che sorprese anche qualche napoletano, partirono i corsi per i primi 100 studenti. Da allora la scuola non si è più fermata: ha continuato a diplomare sviluppatori di tutto il mondo e a favorire la nascita di startup di buon successo. Qualche giorno fa, alla ripresa dei corsi in presenza, c’era anche il direttore finanziario di Apple Luca Maestri che parlando con il nostro Bruno Ruffilli ha detto che l’impegno è rinnovato almeno fino al 2025. “Quando abbiamo cominciato a parlare dell’Academy col governo italiano ci hanno proposto delle sedi in grandi città e centri che già avevano molto da offrire. Ma noi cercavamo una sfida più grande, volevamo portare davvero un cambiamento tangibile”. Non solo parole, va riconosciuto. 

 


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