Almanacco dell'Innovazione - 16 dicembre 2009

Il Barcamp Tour di Working Capital lancia la lenta rimonta delle startup italiane

Il Barcamp Tour di Working Capital lancia la lenta rimonta delle startup italiane
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La lenta ma progressiva rimonta delle startup nostrane che celebriamo in questi giorni con il fatidico muro del miliardo di investimenti superato (anzi, travolto) e con diverse storie di successo su larga scala, probabilmente è iniziata 12 anni fa, il 16 dicembre 2009.

Quel giorno a Milano, nell’aula magna dell’Università Bocconi si tenne la prima tappa del Barcamp Tour di Working Capital. Se in questi anni avete in qualche modo frequentato il mondo delle startup italiane vi sarà capitato di incrociare Working Capital, con i suoi 4 acceleratori e con le startup che da lì hanno preso il volo. 

A rivederlo oggi, il vero merito di quel progetto è di essere stato il primo, di aver aperto una strada, di aver avuto il coraggio di andare “in direzione ostinata e contraria”. Insomma di dire pubblicamente e con una certa forza che le startup sono importanti, sono un pezzo di economia reale e un elemento fondamentale del nostro futuro e della forza anche politica di un Paese. In Italia nel 2009 non era così. Dopo la crisi di inizio anni Duemila e “la bolla delle dot.com”, c’era stato un grande gelo per il digitale, il Web e tutto il resto. Per dieci anni, a parte Yoox, non nacque sostanzialmente nulla di nuovo. Poi è arrivato Working Capital: era il progetto di Salvo Mizzi, uno dei pionieri del Web italico; nel 2000 era stato uno dei fondatori di MyTv, che aveva chiuso i battenti nel 2007; e da lì era approdato a Telecom Italia, in quel momento guidata da Franco Bernabé. L’idea iniziale di Working Capital era aiutare i giovani a realizzare la loro idea di impresa (e probabilmente aiutare Telecom Italia a rifarsi un'immagine meno polverosa). 

Il progetto era stato presentato pubblicamente a marzo del 2009 alla Posteria di Milano in un evento moderato da Luca De Biase con Gianluca Dettori, che diventerà un partner fondamentale. Per la prima tappa del tour, sempre a Milano, Salvo Mizzi mi propose di salire a bordo: ai tempi ero direttore di Wired e quel progetto era perfetto per il racconto che volevamo fare dell’Italia.

Il successo fu immediato: nel video del 16 novembre Mizzi parla di oltre 6mila iscritti e 400 idee in pochi mesi. Poi girammo l’Italia per almeno un paio di anni: andavamo nelle città, spesso nelle università, e parlavamo del digitale come un'opportunità formidabile per inventare nuove imprese con bassi costi iniziali. Soprattutto ascoltavamo. Ascoltavamo i sogni, i progetti di impresa di una generazione che aveva voglia di futuro. 

Working Capital non è stato privo di difetti, ma è stato un progetto formidabile dal quale in qualche modo sono passati tutti quelli che oggi parlano di startup in Italia. Come disse Massimo Mantellini quel 16 dicembre a Milano, Working Capital aveva “il merito di andare a guardare là dove l’innovazione avviene”. 

Dopo aver lasciato Working Capital, diversi anni dopo, Mizzi ha continuato a lavorare per fare crescere il fragile ecosistema delle startup con tanti ruoli diversi. Non tutti ne hanno sempre apprezzato l’opera, ma molte delle cose di cui godiamo oggi, come il Fondo Nazionale Innovazione di Cdp, sono state proposte, discusse e portate avanti nelle varie iniziative che ha intrapreso.