In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
Almanacco dell'Innovazione - 18 marzo 2011

Il presidente della Repubblica inaugura Stazione Futuro e parte il Tour dei Mille

Il presidente della Repubblica inaugura Stazione Futuro e parte il Tour dei Mille
3 minuti di lettura

Il 18 marzo 2011 a Torino inaugurava la più folle mostra che si sia mai vista in Italia. Alle Officine Grandi Riparazioni (che ancora non erano state restaurate diventando lo splendido polo culturale che sono oggi, ed erano fatiscenti ma bellissime) c’erano ologrammi di grandi scienziati che spiegavano il futuro, un robot che portava i visitatori a spasso per le varie installazioni, una pala eolica elegantissima accanto a un aquilone che invece prometteva di produrre energia dal vento ancora più in alto; e poi un’auto che aveva guidato da sola fino a Pechino ed era tornata; una grande macchina per individuare prima le malattie; e una stampante 3D per costruire case sulla Luna.

C’era soprattutto quella che qualcuno avrebbe chiamato “una certa idea dell’Italia”. Un Paese che scommette sull’innovazione per diventare migliore: inclusivo, generoso, sostenibile. E io, che ci credevo e per certi versi ci credo ancora, come slogan avevo scelto: “Qui si rifà l’Italia”.

Si chiamava Stazione Futuro, e adesso capite perché quel nome me lo porto dietro da allora. Perché 6 mesi prima mi avevano chiamato, da Torino, e mi avevano detto: te la senti di organizzarla? Non ho mai capito perché a un certo punto il comitato promotore delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia avesse cambiato idea. L’incarico era stato dato, tempo prima, a un grande operatore culturale e organizzatore di mostre bellissime: Vittorio Bo. Il quale aveva fatto un progetto da par suo: per certi versi, pensai, quando lo vidi, mi ricordava la grande fiera di New York del 1964. Spettacolare. E però a 6 mesi dalla grande inaugurazione Alberto Vanelli, che guidava il comitato organizzatore, ritenne che c’era bisogno di qualcosa di diverso. Di più legato all’Italia e ai suoi innovatori. E chiamò me, che dirigevo Wired da due anni.

Non avevo mai fatto una mostra e per fortuna mi aiutò passo passo una figura chiave del comitato, Paola Zini. Mi rivolsi subito a un team di fuoriclasse per costruire un luogo dove mettere in scena l’Italia del 2021, “il Paese che potremmo essere”, dicevo. I fuoriclasse erano i designer Joseph Grima, Anna Barbara e Luca Molinari che mi consegnarono una città di cubi le cui dimensioni, in metri, riproducevano la sequenza di Fibonacci. Io trovai le storie con cui abitarla e chiesi a un illustratore talentuoso, Michele Graffieti, con la guida di Paolo Iabichino, di immaginare delle grandi pubblicità dal futuro, di prodotti che avremmo avuto 10 anni dopo (qui si vedono tutti).

Il risultato era un luogo pazzesco, un po’ un laboratorio, un po’ un viaggio nel tempo. La mostra aprì i battenti il 17 marzo con il sindaco Chiamparino, ma l'inaugurazione era stata fissata per il 18, il secondo giorno delle celebrazioni che vedevano il presidente della Repubblica impegnato a Torino a tagliare mille nastri. Noi eravamo l’ultimo impegno ufficiale. Avevamo deciso di aspettare il suo arrivo per fare partire, simbolicamente, il Tour dei Mille, una iniziativa che ci eravamo inventati con Salvo Mizzi che da due anni guidava per Telecom Italia il progetto Working Capital, nato per far emergere talenti imprenditoriali nel mondo università. Una fucina di startup.

Il Tour dei Mille, in collaborazione con il Premio Nazionale Innovazione, sarebbe stato un giro d’Italia che partiva da Torino e tornava a Torino, 9 mesi dopo, per raccontare l’Italia delle startup. Avevamo persino individuato “il nostro Garibaldi”: una giovane donna, che guidava una startup medicale, Linnea Passaler: il suo bel profilo campeggiava sul poster più grande di Stazione Futuro con una giubba rossa. La stessa che indossavamo tutti noi quel giorno (una startup di Biella aveva realizzato una copia identica delle giubbe rosse dei Mille di Garibaldi). Sul palco la regista Cristina Redini aveva fatto venire il coro delle voci bianche di Novara per intonare l’inno di Mameli. Tra gli ospiti del dibattito c’erano Roberto Cingolani, Ilaria Capua, Simonetta di Pippo, Paolo Barberis mentre Carlo Massarini avrebbe dialogato con Franco Bernabè.

Insomma tutto era pronto quando, verso le 16, alle Ogr arrivò Giorgio Napolitano, che però giustamente fu subito dirottato alla mostra storica, allestita nel padiglione accanto al nostro, da Studio Azzurro. Ne riemerse mezz’ora dopo visibilmente provato. Gli uomini della scorta, seguendo probabilmente ordini dello staff del Quirinale, dissero al presidente che era meglio andare via e riposarsi in vista degli impegni serali. Io ero lì, proprio davanti a Napolitano, quando glielo dissero. Lui (foto qui sotto) mi chiese: “E lì che c’è?” indicando l’ingresso di Stazione Futuro. Risposi: “Lì, presidente, c’è il futuro dell’Italia”. Allora il presidente ebbe uno scatto: andiamo, disse alla scorta, ed entrò.

Dopo aver girato per le varie stazioni andò sotto il palco. Allora il coro intonò l’inno di Mameli. Eravamo tutti in piedi, felici, emozionati. Nelle foto in prima fila campeggiava il sorriso buono e protettivo di quel gigante di Marco Zamperini.