Il conflitto

Armi autonome protagoniste nella guerra in Ucraina

Armi autonome protagoniste nella guerra in Ucraina
(reuters)
I ministeri della difesa di molte nazioni hanno ormai creato speciali dipartimento per sviluppare questo tipo di mezzi bellici
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Le armi autonome sono la terza rivoluzione della guerra. Dopo l'introduzione delle armi da fuoco, nel XIV secolo, dopo quella delle bombe nucleari, nel 1945, promettono di cambiare di nuovo il modo in cui si gestiscono i conflitti. Sono robot armati che possono operare indipendentemente, senza che l'uomo sia coinvolto nelle decisioni perché usano sistemi controllati dall'Intelligenza artificiale. Si tratta per il momento soprattutto di droni kamikaze. Non impiegano uomini, dunque non producono vittime tra i soldati, cercano target specifici, distruggono gli obbiettivi strategici conosciuti anche come munizioni circuitate. Risolvono un problema tecnico: possono colpire un nemico  protetto dall’osservazione, possono penetrare facilmente i varchi e possono rimanere in standby, circuitando su una zona d’interesse, in attesa che il arrivi il momento giusto per l'attacco.

Nello scontro tra Russia e Ucraina sono già stati utilizzati. Le forse armate ucraine hanno annunciato di averle messe in opera nella loro pagina Facebook alla fine di febbraio. Si tratta dei droni Tb2 Bayraktars di fabbricazione turca, che possono decollare e volare da soli, anche se ancora necessitano di un operatore per decidere dove rilasciare le bombe che portano. Il Tb2 è lungo 11 metri, con un'apertura alare di 6 metri, può volare a una altezza di 5 mila metri, va a una velocità  di oltre 200 chilometri all'ora, può portare un carico di 150 chili e dispone di un payload ISR che consente l'acquisizione di immagini in tempo reale specifica per ricognizione e sorveglianza. La Turchia lo ha già utilizzato in Siria e contro i Curdi, l'esercito dell'Azerbaijan contro gli armeni nella guerra del Nagorno-Karabakh. L'Ucraina lo ha acquistato nel 2019 per 69 milioni di dollari ed è già servito nel Dombass contro i separatisti russi nell'ottobre scorso. Ha anche proposto alla Turchia una co produzione in una fabbrica locale.

Anche la Russia è in gioco. Ha addirittura deciso che l'Intelligenza artificiale è una priorità. E' uno dei Paesi che spende di più nella difesa, appena dietro a Usa e Cina. Il Ministero della difesa ha creato uno speciale dipartimento per sviluppare questo tipo di mezzi. Il KUB, il drone già operativo, è stato sviluppato dal Kalashnikov e da Zala Aero Group, può essere lanciato da una piattaforma e una volta in aria raggiunge l'area designata e poi colpisce con una  traiettoria verticale andando a schiantarsi insieme alla testata che deve esplodere. E' perfetto per abbattere carri armati.  Grazie ai sistemi di riconoscimento AI, per indicargli come riconoscere il bersaglio è sufficiente una foto. La prova che è stato messo all'opera è arrivata in marzo ed è arrivato anche a Kiev.

Siamo però nel mezzo di una ostilità globale, dunque la Cina potrebbe decidere di offrire alla Russia nuovi dispositivi, col vantaggio che in questo modo avrebbe dati diretti su come lavorano sul campo. D'altra parte Biden ha promesso all'Ucraina l'invio di 100 Switchblade, piccoli droni già usati in Afghanistan.

La Russia potrebbe decidere di rendere operativi anche gli Uran-9 Ucgv, cingolati armati che racchiudono due robot: uno dedito alla ricognizione, l'altro al supporto del fuoco, anche questi già visti in Siria. Sono dotati di cannoni e antimissile.

Grazie alle armi autonome si potrebbe sperare che in futuro non ci siano più vittime, ma solo distruzioni. Possono essere però molto spietate. I droni sono anche in grado di riconoscere una singola persona, dal suo viso, o dal cellulare che hanno in tasca. E possono uccidere in modo selettivo anche in massa, per esempio sulla base di una appartenenza etnica. A differenza delle bombe nucleari, in questo caso non si può applicare il principio di deterrenza, in base al quale nessuno le adotta per paura di ritorsioni. C'è da prevedere dunque che diventeranno sempre più importanti e diffuse perché garantiscono precisione e meno coinvolgimento di uomini. Poiché fanno delle scelte,  possono però fare errori, soprattutto su un terreno pieno di fumo e detriti e, in questo caso, sarebbe difficile trovare una responsabilità, che potrebbe essere dovuta al software e non ai proprietari. Si verificherebbe un processo di deumanizzazione che potrebbe portare a danni ancora maggiori.

Gruppi della società civile e ricercatori hanno lanciato più volte un allarme. Nel 2016 il Future for Life institute ha lanciato un appello per prevenire i rischi di questa tecnologia, firmato tra gli altri da Elon Musk. Anche le Nazioni Unite, all'interno della Convention on Certain Conventional Weapons hanno discusso di un bando, o almeno di restrizioni, ma la discussione di fine 2021 non ha portato a nessun punto di accordo. Molti Paesi non hanno voluto firmare nessun limite e i delegati russi e ucraini si sono scontrati anche su questo tema, chiedendo poi di cancellare il dibattito.

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