In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
Spazio

Soffocata dalla polvere marziana, la missione Insight sta per spegnersi

Soffocata dalla polvere marziana, la missione Insight sta per spegnersi
I pannelli solari del lander inviato dalla Nasa ormai accecati dalla sabbia accumulata. La sonda ha ascoltato in quattro oltre 1.300 scosse sismiche rivelando la stuttura interna del Pianeta, così simile ma così diverso dalla Terra
5 minuti di lettura

È diventata una lunga agonia, ed è anche un lungo addio quello della Nasa sta tributando a una delle sue missioni marziane. Insight è forse una delle meno spettacolari e celebrate ma ha comunque contribuito, in quasi quattro anni, ad approfondire la conoscenza di Marte in alcuni dei suoi aspetti meno studiati: i terremoti (o “martemoti”, se preferite) e in generale il sottosuolo. I suoi grandi pannelli solari sono ormai oscurati dalla polvere che vi si è depositata nel corso degli ultimi mesi. L’energia che ne ottiene, a oltre 200 milioni di chilometri dal Sole, è meno di un quinto di quella originaria. Presto Insight si spegnerà, mentre continua, con le ultime stille di energia, ad auscultare il cuore pulsante di Marte per rubare gli ultimi segreti.

 

 

 

Un sismometro su Marte

Decollata il 5 maggio 2018 dalla California, Insight è ammartata il 26 novembre dello stesso anno nella Elysium Planitia, pochi gradi dall’equatore. Nelle settimane successive, con il suo braccio, ha depositato a terra la sua strumentazione. In particolare il sismometro Seis, con il quale ci ha fatto ascoltare il suono del vento marziano, raccogliendo le vibrazioni dell’aria. E poi ha iniziato il lavoro per cui ha viaggiato per centinaia di milioni di chilometri. Il 6 aprile 2019 l’annuncio: il suo strumento ha rilevato per la prima volta una scossa sismica su un altro pianeta https://www.nature.com/articles/d41586-019-01330-3. Era già accaduto con la Luna: i sismometri piazzati sul nostro satellite da diverse missioni Apollo hanno captato alcuni “lunamoti” dovuti non a una tettonica a placche, come nel caso della Terra, ma alle forze mareali innescate dalla forza gravitazionale del nostro Pianeta. Marte, abbiamo scoperto grazie a Insight, è una storia ancora diversa. Nemmeno i terremoti marziani hanno un’origine simile a quella terrestre, non c’è la prova di una tettonica a placche che sposta i continenti come zattere su un mare di magma, ma sono piuttosto lo “scricchiolio” di un pianeta che si raffredda e nel farlo spezza rocce e crea spaccature come faglie.

Marte è un posto arido, disabitato ma non così silenzioso. Almeno non per una tipa sensibile come Insight. Si è trovata a dover captare segnali attraverso un gran baccano generato dal vento, i dust devils, piccole trombe d’aria, da una tempeste di sabbia. Ci sono poi gli impatti da micrometeoriti, che vanno inseriti in una categoria diversa, ma lo stesso utili per capire cosa c’è sotto la superficie. Sono emersi, da tutto questo rumore, i segnali di oltre 1.300 scosse, la maggior parte sono micromovimenti, con alcune, rilevanti, eccezioni.

Il sismometro Seis, piazzato da Insight con il suo braccio robotico. Credit: NASA/JPL-Caltech.

 

Due “big one”

È arrivato proprio alla fine, quando le energie di Insight erano già quasi in fondo a un rapido declino. La scossa più potente mai registrata è avvenuta il 4 maggio 2022, e corrisponde al quinto grado di magnitudo. Sulla Terra sarebbe un fenomeno potente, certo, ma non del tutto eccezionale. Su Marte, rappresenta più o meno il massimo che gli scienziati si aspettavano da questa missione. E sono stati fortunati: “Da quando abbiamo piazzato il nostro sismometro nel dicembre 2018 abbiamo atteso ‘the big one’ - aveva detto Bruce Banerdt, principal investigator di InSight al Jet propulsion laboratory di Pasadena, alla guida della missione - di certo questa scossa ci permetterà di dare uno sguardo inedito dentro al pianeta. Gli scienziati analizzeranno per anni questi dati”.

Nel diario di Insight c’è un’altra pagina difficile da dimenticare. Il 24 dicembre 2022 le zampe del lander hanno tremato di nuovo. Una scossa di poco superiore a magnitudo 4. Un fenomeno rilevante, ma non eccezionale. Analizzando i dati, però, i sismologi si sono resi conto che non era dovuto a un movimento interno del Pianeta. Era invece dovuto all’impatto con un meteoroide, un piccolo asteroide di dimensioni dai 5 ai 12 metri. Se fosse precipitato sulla Terra si sarebbe consumato bruciando in atmosfera, quella marziana però è molto più sottile e rarefatta, non sufficiente a fare da scudo.

 

Il cratere lasciato dal meteorite precipitato su Marte il 24 dicembre 2021, fotografato dalla sonda della Nasa Mars reconnaissance orbiter. L’impatto ha generato un sisma di magnitudo 4 registrato da Insight. Credits: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

 

Ecografie del sottosuolo: crosta, mantello e nucleo

Le onde che il sismometro Seis di Insight è riuscita a registrare non sono solo una statistica. L’analisi di come si propagano e rimbalzano da un capo all’altro del pianeta ci permette di descrivere il “mezzo” attraverso cui viaggiano, cioè gli strati del pianeta stesso. Da tre studi, pubblicati nel luglio 2021 sulla rivista Science grazie ai dati raccolti proprio da Insight, hanno descritto la sua struttura “a cipolla”, dalla superficie al nucleo https://mars.nasa.gov/news/8996/nasas-insight-reveals-the-deep-interior-of-mars/?site=insight. Allo stesso tempo, permettono di raffinare i modelli che provano a descrivere come si sono formati i pianeti del Sistema solare.

 

Ora sappiamo, per esempio, che la crosta marziana, la “buccia”, lo strato più superficiale, è più sottile delle attese, dai 24 ai 72 chilometri. Ha un mantello, profondo fino a oltre 1.500 chilometri e infine un nucleo, molto meno denso delle attese. È liquido, a differenza di quello terrestre, solido e ricoperto da una parte esterna fluida. Queste differenze potrebbero essere ciò che rende Marte così diverso da casa nostra. Il movimento della massa fluida del nucleo esterno terrestre, infatti, è considerato l’origine del nostro campo magnetico. Marte un campo magnetico non ce l’ha (lo ha perso nel corso della sua storia) ma alcune tracce se ne sono conse. Non possiede quindi lo scudo da radiazioni e tempeste solari, le stesse che nel corso di miliardi di anni potrebbero aver spazzato via gran parte della sua atmosfera e averlo reso il deserto gelido che conosciamo oggi, bombardato da radiazioni e meteoriti. Un posto difficile da colonizzare sul quale, tuttavia, c’era acqua liquida un tempo, e forse per un periodo c’è stata vita.

 

Il disegno mostra il lavoro di Insight nel captare le onde sismiche generate dai “martemoti” o dagli impatti di meteoriti

A testimoniare quanta distanza ci sia tra la scienza e la fantascienza, basti pensare alle difficoltà incontrate per usare un altro strumento, detto “the mole” (“la talpa”). Un sondino da seppellire fino a cinque metri di profondità per registrare la temperatura del sottosuolo. Senza un trapano, la talpa veniva spinta con una specie di martelletto. Il suolo però è fin troppo soffice e dopo appena dieci centimetri i progressi si sono fermati. A nulla sono serviti i tentativi di raddrizzarla e compattare il terriccio attorno. A gennaio 2021 si è deciso di lasciar perdere, dopo quasi due anni di tentativi di scavare un buco da centinaia di migliaia di chilometri di distanza.

Soffocata dalla polvere

Insight era arrivata da appena un paio di mesi quando, sulla stessa linea dell’equatore ma a qualche migliaio di chilometri di distanza, un’altra sonda, il rover Opportunity, terminava la sua missione. Le è stata fatale la grande tempesta di sabbia che ha avvolto quasi tutto il Pianeta rosso, impedendole di raccogliere luce con i pannelli solari, spolverati e accecati dalla terra rossa. Stessa sorte sta toccando ora a Insight. Qualche problema di questo tipo lo aveva avuto già nel 2021. Risolto brillantemente dagli ingegneri della Nasa che, col braccio meccanico, hanno fatto cadere un po’ di sabbia accanto ai pannelli e questa, trasportata dal vento, ha spazzato via un po’ di quella che si era accumulata https://mars.nasa.gov/news/8959/nasas-insight-mars-lander-gets-a-power-boost/?site=insight . Ha fatto guadagnare qualche altro mese al lander, che ora però, davvero, pare non farcela più. La prima fase della sua missione si era conclusa nel 2020, la Nasa l’aveva estesa fino a dicembre 2022. A quanto pare, per Insight è arrivato il capolinea.

Per risparmiare energia e continuare il più a lungo possibile con l’attività scientifica, la Nasa ha deciso di lasciare attivato solamente il sismometro, spegnendo tutto il resto. Camere comprese. Si rimane appesi alla speranza che il vento, lo stesso che l’ha ricoperta di polvere, le restituisca un po’ di vitalità, spazzando via un po’ di quello sporco. Ma nessuno ci crede. Così ci si prepara a dare l’addio, “farewell” Insight, che ha ascoltato il battito di Marte e ci ha fatto sbirciare dentro a un pianeta così simile eppur così diverso dal nostro.