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Mannheimer (TikTok): "Divieto Ue? Frutto di un pregiudizio. La Cina non ci ha mai chiesto dati"

Mannheimer (TikTok): "Divieto Ue? Frutto di un pregiudizio. La Cina non ci ha mai chiesto dati"
Intervista al responsabile relazioni europee del social network: "A Pechino solo un numero ristretto di dipendenti può accedere ai dati degli europei. Nessuno ci ha avvertiti del divieto, al momento non sappiamo nemmeno i reali motivi"
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Giacomo Lev Mannheimer è il responsabile delle relazioni istituzionali di TikTok per l’Europa del Sud. La decisione della Commissione europea di vietare il social sugli smartphone dei dipendenti di Bruxelles, dice, l’ha appresa dai giornali: “Ci hanno colti di sopresa. Nessuno ci aveva avvertiti. Non abbiamo avuto né comunicazioni né confronti”. Ora per il social di proprietà della cinese Bytedance si apre all’improvviso un nuovo fronte occidentale dopo quello aperto dagli Stati Uniti. Il timore è che il governo cinese possa accedere ai dati personali dei cittadini europei e americani. Ma il manager precisa: "Nessuno a Pechino ci ha mai chiesto dati". 

 

Nessuno vi ha avvertiti. Ma di cosa siete accusati?

“Non lo sappiamo. Nemmeno dopo la decisione ci è stato detto nulla. Al momento non siamo a conoscenza delle motivazioni dietro la sospensione decisa per i dipendenti di Bruxelles. E se non sappiamo ciò, non possiamo nemmeno sapere come potervi porre rimedio”.

 

Il tema, è ragionevole pensare, è quello dei dati. Il timore è che Pechino possa accedere ai dati degli europei tramite i vostri server.

“Non lo so ma lo possiamo supporre. Ma se è così è frutto di un pregiudizio nei nostri confronti”.

 

Perché siete di proprietà di una holding cinese?

“Pregiudizi geografici. Finora siamo stati sempre trasparenti e collaborativi. Abbiamo chiarito tutto ogni volta che ci è stato chiesto: che dati usiamo, dove vanno. E nessuno ci ha parlato ultimamente di sospensioni o decisioni incombenti su di noi. Anche perché solo a gennaio il ceo di TikTok (Shou Zi Chew, ndr), ha incontrato i vertici europei a Bruxelles. E comunque vorrei chiarire una cosa”.

 

Prego.

“TikTok è un’azienda globale. La nostra piattaforma non è in Cina. I nostri dati non sono in Cina. I nostri investitori sono fondi istituzionali americani. Abbiamo origini cinesi, certo, ma questa decisione non fa altro che metterci senza motivo nel calderone della geopolitica. Ma questo non è un terreno in cui ci sentiamo a nostro agio. Siamo una piattaforma di intrattenimento. E rispettiamo le regole”.

 

Nessun dato dei cittadini europei va in Cina?

“I dati non sono localizzati fisicamente in Cina. I datacenter sono negli Stati Uniti e uno di backup a Singapore. E entro la fine dell’anno inaugureremo un datacenter in Europa”.

 

E nessuno in Cina può accedere ai dati degli europei?

“Solo uno stretto numero di dipendenti in Cina ha accesso ai dati degli Europei”.

 

Per fare cosa?

“Noi siamo una piattaforma di intrattenimento globale. I contenuti prodotti in un paese possono essere fruiti in tutto il mondo. Per la stessa ragione la gestione della piattaforma richiede un accesso ai dati all’esterno dell’Ue quando necessario per questioni di sicurezza e stabilità. Chi può accedere a questi dati in Cina è un numero limitato di persone.”.

 

Il governo cinese vi ha mai chiesto dei dati?

“Il governo cinese non ci ha mai chiesto dati e comunque non glieli daremmo”.

 

Questa decisione della Commissione può avere conseguenze sul vostro business in Europa?

“No, nessuna conseguenza. Continueremo a fare quello che abbiamo fatto. In Europa abbiamo 150 milioni di utenti. E loro per noi sono la priorità assoluta”.

 

Avrete un incontro con le istituzioni europee nei prossimi giorni?

“Lo abbiamo immediatamente. Vogliamo chiarire le loro richieste. Ripeto, al momento non sappiamo nulla”.

 

Twitter: @arcamasilum