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Seth Dobrin: "L'intelligenza artificiale va regolamentata, non fermata"

Seth Dobrin: "L'intelligenza artificiale va regolamentata, non fermata"
Il presidente del Responsible AI Institute all'AI Week di Rimini: “Come ogni nuova tecnologia, questa è sia un'opportunità, sia un pericolo”, 
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“L’intelligenza artificiale dovrebbe preoccuparci, ma non spaventarci”. Seth Dobrin porta ancora gli auricolari che indossa a ogni evento. Guru mondiale dell’IA, dopo il suo intervento si è appoggiato su un tavolino lontano dalla folla dell’AI Week di Rimini. Ed è lì che inizia la nostra conversazione. “Occorre sostenere la necessità di una regolamentazione adeguata, e tutti dovrebbero assicurarsi di comprendere quando viene utilizzata un’IA, anche per decidere di non usarla”.

 

Formatosi nel campo della genetica umana, ha deviato la sua carriera verso il mondo tecnologico, portando il metodo scientifico in azienda. Primo Global Chief AI Officer di IBM, carica che ha ricoperto per diversi anni, oggi è il presidente del Responsible AI Institute. “Per me l’intelligenza artificiale è sia un opportunità, sia un pericolo”, spiega Dobrin. “Dipende da come si approccia la tecnologia:  facendolo in modo appropriato, l’IA può aiutare a migliorare il mondo, in caso contrario, può propagare pregiudizi e discriminazioni. Gli algoritmi sono allenati su dati che rappresentano le decisioni che abbiamo preso in passato: questi effetti negativi non sono altro che uno specchio per l’umanità, a ricordarci che continuiamo a ripetere quanto già commesso”.

C’è anche modo di parlare della nuova frontiera dell’intelligenza artificiale generativa, dopo il boom di ChatGpt. “Fino al 2023 l’avanzamento della tecnologia, soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale, è stato relativamente lento – osserva Dobrin, incluso nei top 100 Data Innovators of the Year del 2022 e premiato come AI Innovator of the Year nel 2021 – ma con l’IA generativa stiamo assistendo a qualcosa di completamente diverso. Ogni settimana vengono sviluppate nuove proprietà intellettuali e sono sempre più numerose le aziende che adottano questi algoritmi”.

Se lo sviluppo tecnologico è una gara sui cento metri, la sfida della regolamentazione è una maratona. E non mancano gli ostacoli. “Queste leggi richiedono tempo, forse troppo. Pensiamo alla proposta europea, in lavorazione da due anni: ce ne vorrà un altro prima dell’entrata in vigore e almeno un altro ancora per vederla applicata. Il legislatore dell’Ue sta inoltre cercando di costruire una struttura normativa a prova di futuro, ma con l’IA generativa non si può fare, perché questa tecnologia non si può davvero spiegare”. L’Unione europea, con l’Artificial Intelligence Act, ha probabilmente percorso il tratto più lungo di strada, e il traguardo dell’approvazione inizia finalmente a intravedersi. Anche altre potenze globali, come Cina e Regno Unito, ci stanno lavorando. L’AI Index Report 2023 della Stanford University ha analizzato i dossier di 127 Paesi e il numero di proposte di legge che citano l’intelligenza artificiale approvate è passato da una, nel 2016, a trentasette, nel 2022. “Non penso ci sia una formula magica per regolamentare l’IA – chiarisce Dobrin – credo però che bloccare questa tecnologia non sia il modo giusto per risolvere il problema. L’Unione europea e il Regno Unito hanno scelto la strategia corretta, puntando a misurare i risultati dell’intelligenza artificiale”.

C’è poi la questione etica, che si deve confrontare con la variabile per eccellenza: la coscienza umana. “Occorre tenere sempre a mente, specialmente in Occidente, che la nostra idea di ciò che è etico può non essere la stessa di chi vive in altre parti del mondo. Questo significa che ci possono essere diversi requisiti da rispettare, e dobbiamo accettarlo, anche se non li condividiamo”. E del resto a ogni cittadino spetta il compito di fronteggiare coscientemente, e dunque responsabilmente, l’avvento dirompente di queste nuove tecnologie. “Io non uso alcuni social network perché non mi piace il modo in cui i verrebbero utilizzati i miei dati – racconta Dobrin – ho provato a spiegarlo ai miei figli: hanno deciso diversamente, ma è stata una scelta informata. È necessario allora educarsi alle decisioni da prendere quando si utilizza l’IA. E su questo le aziende devono essere trasparenti”.

Stiamo assistendo a un puzzle che si compone con una velocità mai vista. A volte ci sembra di avere il pieno controllo sul disegno finale, e altre volte ci chiediamo quale imprevedibile figura sarà il nostro futuro. “Non è facile immaginare il mondo nel 2030. Penso sarà completamente diverso, e c’è l’opportunità sia un posto migliore”.