Le colpe di un software. E le nostre

Le colpe di un software. E le nostre
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Il comico sorteggio per la Champions League, annullato e ripetuto per colpa dell’errore di un software, dice molto del tempo in cui viviamo. Perché è stato subito evidente a tutti che non poteva essere colpa di un software un sorteggio tra 16 squadre fatto a mano con foglietti di carta infilati in alcune sfere seguendo una serie di regolette che uno studente delle medie avrebbe potuto eseguire a mente.

Ma dare la colpa a un misterioso software non è soltanto un esempio di cialtronaggine: è lo spirito del tempo. Per cui i licenziamenti sono colpa di WhatsApp, il riscaldamento globale è causato dai social network, l’odio è nato con Facebook, la vanità con Instagram e la fake news con Twitter. Un tempo in cui quando non sappiamo bene con chi prendercela diciamo che “è stato l’algoritmo”, come quando da bambini ci dicevano che era stato “l’uomo nero”. L’algoritmo è un colpevole facile, visto che molti di noi non sanno cosa sia esattamente; ed è intercambiabile con l’intelligenza artificiale o i robot, tutti colpevoli come il software dalla Uefa.

Dimenticando che i licenziamenti dipendono dal fatto che il mercato del lavoro richiede spesso competenze diverse che non ci siamo preoccupati di procurarci; che il riscaldamento globale è causato soprattutto dai combustibili fossili; che l’odio esiste dai tempi di Caino e Abele e che le ingiustizie sociali nel mondo non le ha inventate la Silicon Valley. Dimenticando soprattutto che dietro questi colpevoli immateriali ci sono persone, che hanno scritto quei software, che hanno addestrato una intelligenza artificiale, progettato un robot. Gli algoritmi non sono altro da noi. Sono il risultato del nostro talento e purtroppo anche dei nostri pregiudizi. Sono uno specchio dell’umanità che non sappiamo riconoscere e quindi il capro espiatorio perfetto.

Perchè in fondo dire che è colpa di un software, vuol dire ammettere che è colpa nostra. Ma è molto più facile.