Quanto (non) inquina il digitale

Quanto (non) inquina il digitale
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Parlando a circa ventimila studenti collegati su Zoom il ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha invitato i ragazzi ad una maggiore sobrietà digitale perché anche mandare una foto ad un amico con lo smartphone inquina. Non sto qui a sindacare sulle cifre - rivelatesi poco attendibili - fornite dal ministro sul contributo del digitale al cambiamento climatico. Il principio però è indiscutibile: dovremmo usare meno e meglio i social, non diventarne dipendenti, non rimbalzare da una notifica all’altra, ricordarci di staccare ogni tanto, andare offline, non solo per vedere gli altri, ma anche per pensare, per sognare.

Insomma la sobrietà digitale è importante, anzi cruciale, per mille ragioni ma fra le prime non c’è il contributo di emissioni di anidride carbonica di computer, smartphone e datacenter. Non c’è non perché sia trascurabile ma perché del digitale andrebbe piuttosto evidenziata la capacità di ridurre le emissioni in moltissimi modi. Prendete quegli studenti collegati su Zoom con il ministro: se avessero dovuto incontrarlo a Roma, ci sarebbero stati ventimila viaggi in treno (o comunque lo spostamento di altrettante persone in pullman); sarebbe stato necessario affittare un palazzo dello sport per contenerli tutti, e riscaldarlo, allestirlo con palco e luci. Un mezzo disastro dal punto di vista della sostenibilità.

E invece con una chiamata su Zoom è finito tutto: impatto? Non zero, ma quasi. Il digitale, lo abbiamo imparato in lockdown, consente lo smart working e quindi di ridurre gli spostamenti di chi deve andare in ufficio; e da qualche giorno consente anche di ottenere certificati sul telefonino, senza andare in comune e senza stampare nulla. Sono solo alcuni esempi di come una transizione digitale fatta bene aiuti a raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica. Poi certo anche il digitale inquina, un po’. Ma dire che tutto inquina equivale a dire che niente inquina e rischia di farci dimenticare chi sono (e perché) i veri grandi inquinatori del pianeta. 

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