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Per una scuola senza voti

Per una scuola senza voti
Le classi dovrebbero essere un posto dove innamorarsi dello studio, dove comprendere che solo la conoscenza ci renderà liberi e migliori
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Quando chiedo ai miei figli come è andata a scuola mi rispondono con un numero. Un voto. Ho così scoperto che i voti non sono più quelli di una volta, adesso hanno i decimali, tipo 5,82 o 6,43, con i quali poi i ragazzi fanno medie aritmetiche per indovinare il punteggio finale. Se non hanno avuto interrogazioni, mi dicono che non è successo niente.

Come se la scuola fosse tutta lì, nelle interrogazioni o nelle verifiche. Come se stessero partecipando ad un campionato, una gara ad eliminazione. Io insisto, chiedo loro: ma cosa hai imparato oggi? C’è sicuramente stata una lezione indimenticabile che ti ha appassionato? In questo il registro elettronico, con il quale noi genitori veniamo a conoscenza dei loro voti in tempo reale, a volte prima che li sappiano i nostri figli, non aiuta. O meglio, rafforza la sensazione che la scuola consista in quello, solo ostacoli da superare. La vita è già così, e lo sono per esempio i social network che ci misurano ogni istante in base al numero di followers, ai like su un post o alle visualizzazioni di un video. Siamo numeri, nella nostra vita digitale, quei numeri indicano il nostro successo e questo non ci fa bene.

Ma la scuola è e dovrebbe essere molto di più. Un posto dove innamorarsi dello studio, dove comprendere che solo la conoscenza ci renderà liberi e migliori. E poi certo la scuola è anche un posto dove venir valutati. In questi giorni però sono emerse storie di scuole senza voti: non sono scuole che hanno riesumato l’infausto il 6 politico del 68 ma dove i professori provano ad accompagnare la crescita dei ragazzi e invece di 3 scrivono loro un giudizio articolato, per aiutarli a rimontare. Ho invece come l’impressione che ridurre tutto a verifiche e voti sia l’autodifesa di un corpo docente che teme di non riuscire più ad appassionare i ragazzi: piuttosto che fallire, si arroccano sulla cattedra. Vorrei chiedere ai miei figli: come è andata a scuola? E sentirmi dire: papà, c’è stata una lezione bellissima.