Il Maker Faire Rome si terrà al Gazometro, la zona più innovativa della Capitale

Un tempo simbolo industriale, il quartiere Ostiense dove sorge la struttura è un'area viva e in espansione. La scelta è un buon auspicio per il ritorno della manifestazione in presenza
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Molte edizioni a Fiera di Roma, poi la pandemia e un 2020 da remoto. Per il ritorno del pubblico in presenza, però, il Maker Faire Rome ha scelto come location l'area del Gazometro, nel cuore del quartiere Ostiense. Un'area in espansione, viva, cool, che da simbolo industriale si è trasformato in speranza per la ripartenza culturale della Capitale e del Paese. Qui si sono insediate le sedi del Talent Garden e della Nuova Accademia di Belle Arti. Presto troverà sede anche "Joule", la scuola di impresa sostenibile di Eni.

L’area del Gazometro occupa una superficie di oltre dodici ettari dove Eni, main partner di Maker Faire Rome 2021, sta procedendo al recupero delle aree industriali e alle opere di bonifica. Una zona che si candida a trasformarsi in un ecosistema aperto dedicato ai nuovi modelli di business non emissivi e allo sviluppo di filiere imprenditoriali. Negli stessi spazi in cui la Roma industriale aveva avviato nei primi del Novecento l’estrazione del gas dal carbone per dare energia all’industria e alla città, nasceranno progetti di innovazione tecnologica che contribuiranno agli obiettivi dell’Agenda 2030.

In questo quartiere si è insediato di recente anche Zero, l’acceleratore clean-tech della Rete nazionale di Cassa Depositi e Prestiti, che vede già collaborare Eni con Cdp Venture, Lventure, Elis, Acea, Maire Tecnimont e Microsoft. Delle dieci tra le migliori startup italiane, sette hanno iniziato qui il proprio percorso di accelerazione e lancio sul mercato. L’obiettivo è arrivare ad avviare circa trenta realtà imprenditoriali nel prossimo triennio.

 

 

La storia del Gazometro

Il Gazometro è un pezzo di gloria industriale di Roma, una gigantesca figura in qualche modo “fuori luogo” nel quartiere che pure rappresenta così fortemente. In questo senso il Gazometro è romano che più non si può, ambasciatore di una città che accoglie e integra. Un po’ come accade anche all’Ostiense, il quartiere che gli sta intorno e che ha attraversato un importante processo che anche il cinema ha descritto bene, a partire da Ozpetek.

I gazometri ospitati nell’area sono tre: i primi due, più piccoli, risalgono al 1910, mentre il più grande e famoso è apparso nei registri ufficiali il 28 giugno 1935. Quando Roma diventa Capitale è poco più di un borgo, protetto dalle Mura Aureliane. Il sindaco Ernesto Nathan, nel 1909, porta all’approvazione un piano regolatore che prevede la creazione di un nuovo quartiere industriale all’inizio della Via Ostiense. Nascono così la Centrale termoelettrica Montemartini, i Mercati generali, i Magazzini generali e i Gazometri.

 

Ostiense oggi

Originariamente zona industriale, poi quartiere popolare abbandonato, oggi Ostiense sta attraversando una trasformazione culturale centrale per la città. In anni recenti, la vita notturna dell’Ostiense ha marcato la linea per altre realtà, in città e in Italia e il fermento imprenditoriale non poteva che seguirne la traccia. Il quartiere si sviluppa intorno a Via Ostiense, la via principale, da cui prende il nome. Un tempo antica strada romana dal mercato del bestiame dalla città alla città portuale di Ostia, è oggi una strada commerciale e arteria importante della viabilità

Ostiense ha una grande ricchezza di cose da vedere e da fare e ottimi posti dove mangiare. Il quartiere è stato creato all’inizio del XX secolo come primo distretto industriale della città. Il piano urbanistico del 1909 voluto dall’allora sindaco Nathan trasformò completamente l’area, individuando in quel quadrante della città la location perfetta per la creazione di una zona produttivo-industriale. L’Ostiense era ideale per due motivi: era vicina al Tevere, importante via di trasporto delle merci, e ai quartieri operai di Testaccio e Garbatella. Edifici come le principali centrali elettriche, i gasometri, le stazioni militari, i magazzini e le fabbriche ne fecero il simbolo della modernità e dell’ingresso nella nuova era. Quello che vuol essere ora: il centro dell'innovazione.