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Dall'agri-hub alla raccolta dell’olio di cucina esausto, le iniziative in Kenya per la produzione di biocarburanti

Dall'agri-hub alla raccolta dell’olio di cucina esausto, le iniziative in Kenya per la produzione di biocarburanti
In corso una valutazione sulla conversione della raffineria di Mombasa in bioraffineria, mentre si studia la possibilità di sviluppare un impianto di bioetanolo di seconda generazione
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Il progetto in Kenya è partito a luglio 2021, con la firma di un memorandum d’intesa con il governo. Ad oggi, Eni ha fatto un accordo con 25mila agricoltori e avviato la raccolta di semi di croton e di cotone. A poco più di un anno dall’accordo, è partito dal porto di Mombasa il primo cargo di olio vegetale per la bioraffinazione prodotto da Eni in Kenya, diretto alla bioraffineria di Gela. Si è avviato così il sistema di trasporto e logistica che supporterà la catena del valore nel Paese, partendo da una produzione di 2.500 tonnellate entro la fine del 2022, per poi salire rapidamente a 20.000 tonnellate nel 2023.

L’olio vegetale è prodotto nell’agri-hub di Makueni, l’impianto entrato in produzione a luglio 2022, dove avviene la spremitura di sementi di ricino, di croton e di cotone. Sono agri-feedstock non in competizione con la filiera alimentare, coltivati in aree degradate, raccolti da alberi spontanei o risultanti dalla valorizzazione di sotto-prodotti agricoli, offrendo opportunità di reddito e accesso al mercato a migliaia di agricoltori. 

Sempre in Kenya, Eni sta portando avanti la raccolta dell’olio di cucina esausto (Uco), coinvolgendo catene di fast food, ristoranti e alberghi. Di fatto, l’azienda sta sensibilizzando gli operatori economici sui benefici ambientali e sanitari del corretto smaltimento dell’Uco, promuovendo la cultura del riciclo e la creazione di una catena del valore che genera reddito da un rifiuto. I primi carichi sono già arrivati in Italia e si prevede ne giungano fino a 5.000 tonnellate nel 2023.

Grazie anche a queste iniziative, Eni approvvigionerà le proprie bioraffinerie in Italia, dando agli agricoltori accesso diretto al mercato, in attesa che la valutazione per la conversione della raffineria di Mombasa in bioraffineria venga completata. La bioraffineria, attualmente in fase di studio, sarebbe la prima in Africa a produrre biocarburanti. Il piano iniziale prevede che la bioraffineria di Mombasa produca 250.000 tonnellate di biocarburante – sia HVO Diesel che SAF - all'anno da olio vegetale e olio alimentare usato. L'obiettivo di Eni è utilizzare il più possibile l'infrastruttura già esistente. 

Oltre alla bioraffineria, Eni sta valutando la possibilità di sviluppare un impianto di bioetanolo di seconda generazione (2G). L’impianto raccoglierebbe gli scarti agricoli per convertirli in bioetanolo, che può essere mescolato alla benzina per migliorare le prestazioni e la qualità del carburante, così come la sostenibilità. Il Kenya importa da 1,5 a 2 milioni di tonnellate di benzina ogni anno. La produzione di bioetanolo a livello locale contribuirebbe alla decarbonizzazione del settore dei trasporti. Inoltre, Eni sta valutando altri modi di utilizzo del bioetanolo, ad esempio come combustibile pulito per la cucina domestica, al posto del carbone o di altre opzioni meno ecologiche. L’obiettivo è creare un impianto di bioetanolo in Kenya in grado di produrre 50 chilotonnellate di bioetanolo l’anno.