Belluno nascosta: viaggio a San Liberale, la chiesa piccola che sogna in grande

Sotto l’altare un cielo di stelle e una cripta in miniatura. I luoghi di culto di Sala e Cusighe svelano i loro segreti

Le meraviglie della chiesa di San Liberale a Belluno

BELLUNO. Non è un caso che sia la chiesa preferita dagli emigranti bellunesi, che qui cercavano nella preghiera la forza per partire verso l’ignoto e per sopportare le difficoltà. Dalla chiesetta di San Liberale, alle pendici del monte Serva, lo sguardo può abbracciare tutta la città di Belluno, i suoi tetti, le sue montagne. Un ricordo dolcissimo per chi deve lasciare la sua terra in cerca di fortuna. È da qui che inizia il viaggio di “Belluno nascosta” dedicato alle piccole chiese ai piedi del Serva. Fuori dal centro storico, ma non per questo povere di bellezza.

Da sempre la chiesa di San Liberale, piccola e deliziosa, ha un fascino particolare per i bellunesi. Prima di essere dedicata agli emigranti in occasione dei 50 anni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, infatti, era già stata testimone delle evoluzioni storiche del territorio. Ad esempio quando, dopo i moti risorgimentali, il suo nome era stato cambiato passando da San Daniele, a cui era dedicata in precedenza, a San Liberale. E prima ancora si narra che prima dell’edificazione della chiesa sulla collina trovasse posto una torre di vedetta, o addirittura un piccolo castello. Non stupisce, guardando il panorama che offre questo spiazzo ai piedi del monte Serva a 500 metri sul livello del mare.

Nonostante le prime testimonianze certe siano del 1578 la chiesa ha origini antiche, forse antecedenti all’anno Mille. Un’età rispettabile che lasciato sulla pelle della chiesa qualche ruga. L’intonaco delle pareti esterne è scrostato in più punti e lascia intravedere la pietra con cui è costruita la struttura. Materiale che si ritrova anche sul tetto: al posto delle tegole la copertura è composta da sassi tagliati in sottili lastre. Una volta varcata la porta d’ingresso, lo spazio come per magia si moltiplica. Merito di un altare sopraelevato che lascia spazio ad una piccola cripta con due nicchie collegate da un corridoio, tutto concentrato in pochi metri. Una particolarità delle chiese più grandi che è stata replicata, seppur in miniatura, a San Liberale.

La chiesa inizialmente era a croce greca, ed è stata poi allungata a croce latina. Ha tre absidi, una caratteristica delle chiese più antiche, anche se l’edificio è stato poi rimodernato e ora si presenta con un impianto cinquecentesco. Affreschi più o meno conservati decorano le pareti dando alla chiesa colore e calore. Alcuni frammenti di plutei - balaustre che un tempo separavano i settori della chiesa - sono gli indizi che portano a datare la chiesa nell’alto Medioevo: potrebbero risalire al IX secolo. Molto suggestivo anche il cielo stellato dipinto sul soffitto della piccola cripta, un tocco quasi giottesco.

La chiesa di San Liberale non è l’unico luogo “del cuore” per gli emigranti bellunesi. Nella vicina frazione di Sala la piazza è dedicata alle emigranti partiti per costruire ferrovie. Lì, in piazza dell’Esempon, si trova la chiesetta di San Matteo. Pietra fuori e pietra all’interno. L’unica navata della chiesa è scaldata dalle travi in legno e da un ciclo di affreschi quattrocenteschi parzialmente visibili che rappresentano, tra le altre cose, un’Ultima Cena a base di gamberi di fiume. «Non è strano trovare questo alimento rappresentato in dipinti antichi» spiega la guida turistica Marta Azzalini, «lo ritroviamo anche in altre chiese del Bellunese». Il motivo è facilmente intuibile: nonostante sia stata costruita su uno sperone di roccia, Belluno è una “città d’acque” che per lungo tempo visse grazie all’Ardo e al Piave. Completano il desco pane e bicchieri, ma mancano le posate.

La panoramica delle piccole chiese ai piedi del Serva si chiude con quella di Cusighe dedicata a Sant’Aronne. Anche in questo caso, come accaduto per San Liberale, il Rinascimento impose un pesante make-up alla struttura preesistente, risalente alla seconda metà del ’300. Anche a Sant’Aronne si trova un’Ultima Cena, opera di Paris Bordon e datata 1520. Un tesoro per nulla nascosto, dato che la chiesa è regolarmente aperta e attende che qualcuno si fermi ad ammirarla.

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