Torna a Belluno il più bel Crocifisso di Brustolon

In esposizione l’opera appena donata al museo e alcuni disegni dell’album di bottega dell’artista

BELLUNO. Palazzo Fulcis inaugura la prima delle sue mostre stagionali con l’omaggio a uno dei figli più celebri della terra bellunese: Andrea Brustolon. L’occasione è speciale perché nella piccola mostra al terzo piano del Museo civico è esposto quello che si considera il più bello tra i crocifissi realizzati da Brustolon per la committenza privata. Apparteneva alla famiglia di Andrea Pagani-Cesa, bellunese trasferito a Brescia dove vive la figlia Gabriella, che ha voluto donare il crocifisso alla città di Belluno.

Realizzata tra il 1700 e il 1710, grande come mezzo braccio, l’opera è già stata in città in occasione di tre eventi, tra i quali la grande mostra dedicata al maestro intagliatore nel 2009. Il crocifisso è composto di due parti: il Cristo in legno di pero, rappresentato ancora vivo, con gli occhi aperti rivolti al cielo, la bocca socchiusa in un ultimo anelito e il corpo straordinariamente intagliato con dettagli e precisione anatomica che testimoniano la grandezza di Brustolon.

La croce che lo sostiene non è quella originale e forse per questo la famiglia Pagani–Cesa non si accorse subito del fatto che in origine il crocifisso era posto su un basamento altrettanto unico realizzato in legno di bosso: un Mondo dove ai lati si trovano la morte rappresentata da uno scheletro ed Eva, tentata dal serpente che tiene in bocca la mela e avviluppa il globo. Come già sperimentato altre volte, in quest’opera Brustolon si fa narratore e descrive la redenzione attraverso il sacrificio di Cristo, che domina sopra al peccato e alla morte.

Questo crocifisso venne descritto già nel 1883 da Antonio Agosti che aveva potuto osservarlo a casa Pagani-Cesa.

Accanto alla nuova e raffinatissima acquisizione, il Fulcis ha messo in mostra anche 18 disegni del fondo grafico del museo e che provengono dall’album di bottega dei Brustolon. Anche in questo caso si tratta di un evento eccezionale, perché è la prima volta che il museo apre i suoi scrigni, mostrando i disegni di Brustolon che finalmente possono essere esposti perché il Fulcis è dotato di tutte le tecnologie necessarie a preservare i pezzi più delicati.

Tra i disegni c’è quello che si presume essere il lavoro preparatorio del crocifisso esposto, dove si notano gli appunti dell’artista e il suo attentissimo studio delle proporzioni del corpo umano. Tra gli altri disegni ci sono una copia del presunto crocifisso di Michelangelo a Pordenone, uno studio sulle mani, progetti di altari, tabernacoli, mobili e una specchiera; oltre a una copia di un libro di anatomia con l’immagine di uno scheletro e delle sue proporzioni, a testimonianza dei modelli utilizzati da Brustolon nei suoi lavori.

Modelli che hanno portato alla realizzazione di un Cristo: «Dalla raffinatezza impareggiabile», come lo ha definito il conservatore del Museo civico, Denis Ton. «Questo crocifisso starebbe bene in qualsiasi museo del mondo e siamo molto felici che sia stato donato al Fulcis, un museo che attrae la filantropia e gesti d’altri tempi, come quello di Pagani-Cesa: la virtù di fare cose meravigliose e grandi per gli altri e che restano nel futuro».

Con la sua decisione, Gabriella Pagani-Cesa entra nell’albo d’oro del Museo civico di Belluno che, come ha ricordato l’assessore alla cultura Marco Perale: «Nacque e continua a vivere come luogo della memoria collettiva della città. Qui convergono tante donazioni private provenienti da collezioni prestigiose e importanti, a partire dalla pinacoteca Giampiccoli del 1872 e poi Miari, Monti, Da Borso, Prosdocimi, Zambelli, Tissi, Agosti.. Ogni epoca ha salvato alcuni pezzi di pregio e li ha portati fino a noi trasformandoli in patrimonio della città. Sono certo che Gabriella Pagani-Cesa non sarà l’ultima». La mostra durerà fino al 9 aprile ma è già pronta la successiva. «L’arte», ha concluso Perale, «è quello strano mondo che toglie ogni limite di spazio e di tempo, lasciando che il visitatore cammini nella storia fino ad incontrare i grandi del passato».

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