Curiosità e intuizione rivelano i dinosauri

Belluno Meraviglia: la scoperta di Vittorino Cazzetta ai piedi del Pelmetto

BELLUNO. Ha saputo vedere le meraviglie del territorio bellunese lì dove nessuno prima le aveva notate: un masso ai piedi del Pelmetto, qualche scheggia a Mondeval de Sora. Oggi, grazie alla curiosità e all’intuizione di Vittorino Cazzetta, possiamo camminare a fianco dei dinosauri che 200 milioni di anni fa popolavano il Bellunese.

Il racconto di oggi parte dalla foto di Enzo Balzan scattata sul Pelmetto e che ritrae le “piste” lasciate dai dinosauri quando le Dolomiti erano una grande laguna. La guida della rubrica Belluno Meraviglia - che ogni settimana arricchisce con le parole una foto scattata dai lettori - è Diego Battiston, dell’associazione culturale Trame di storia. L’organizzazione gestisce il museo paleontologico, archeologico e storico di Selva di Cadore intitolato proprio allo scopritore del masso del Pelmetto.



«Si tratta di un blocco di dolomia centrale di sei metri per otto» spiega Battison, «sul quale sono ben visibili le piste con le impronte di tre dinosauri. Le più grandi misurano 14 centimetri e sono quelle di un Prosauropode ma le meglio conservate appartengono ad un Ornitischio, un dinosauro erbivoro bipede. Poi ci sono le piccole impronte di un Ceratopsys, dinosauro carnivoro alto circa un metro». Si tratta, continua l’esperto, degli antenati dei grandi dinosauri resi famosi da Jurassic Park. Lasciarono le loro orme in un’epoca compresa tra 225 e 200 milioni di anni fa. All’epoca le Dolomiti erano un’area lagunare caratterizzata da fondali fangosi. Quella che oggi possiamo vedere incastonata tra le vette dolomitiche era un’area fangosa sommersa solo sporadicamente dalle acque, ad esempio in seguito a mareggiate. «I dinosauri hanno camminato sul fango ancora fresco» continua Battiston, «che è stato poi seccato dal sole. Dopo è stato ricoperto da altri sedimenti e così le orme sono arrivate fino a noi».

Oltre all’instancabile lavoro del tempo, che ha consentito ad una massa di fango di fissare per sempre antichissime tracce di vita, è stata l’intuizione di un uomo a permetterci di ammirarle. Vittorino Cazzetta, nato nel 1947 a Pescul, fu un grande appassionato di montagna e fossili. Durante una delle sue escursioni si imbatté in un masso che si era staccato dal Pelmetto. «Non si sa quando sia avvenuto con precisione il distacco» aggiungono gli studiosi, «stiamo cercando di verificarlo grazie a foto aeree».

Oggi il percorso per arrivare alla pietra è segnalato e attrezzato ma all’epoca, all’inizio degli anni ’80, era fuori dai percorsi battuti. Quella di Cazzetta, però, non fu solo fortuna: seppe riconoscere, molto prima che i dinosauri diventassero una tendenza, che quel masso aveva qualcosa di speciale. Chiamò il professor Miotto, paleontologo dell’Università di Padova: fu il primo ritrovamento di una pista di impronte fossili in tutta la Penisola. Oggi, anche grazie all’interesse da parte del grande pubblico per questi temi, queste scoperte si sono moltiplicate.

Una curiosità che permise a Cazzetta anche di vedere in quelle piccole schegge trovate a Mondeval de Sora i resti di frecce di cacciatori preistorici. Il ritrovamento portò poi l’Università di Ferrara a trovare l’Uomo di Mondeval. «Aveva uno spirito di osservazione eccellente» conclude Battiston, «una capacità propria anche dei bimbi: due anni fa è stato proprio un bambino di 8-9 anni a segnalare un’impronta di dinosauro sul Civetta».
 

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