Spiz, l’iniziale perduta crea il lago di Alleghe

La rinascita dopo la tragedia tra maestri d’ascia e anguille

ALLEGHE. Business is business, dicono gli inglesi. Un detto che evidentemente valeva anche alla fine del ’700, quando i maestri d’ascia veneziani arrivarono in Agordino per insegnare agli abitanti di Alleghe l’arte della costruzione delle barche. Spunti di storia locale cui Celestino Vallazza, giornalista, attinge per raccontare ai lettori della rubrica Belluno Meraviglia la nascita del famoso specchio d’acqua. «È l’ultimo lago di sbarramento nato sulle Dolomiti» spiega Vallazza, «e fu originato da una frana».



Bisogna fare uno sforzo di immaginazione per vedere, nella foto che Vladimir Berdon ha mandato al Corriere delle Alpi nell’ambito del concorso fotografico Belluno Meraviglia, quelle che un tempo erano le frazioni di Riete, Marin e Fusine. «L’11 gennaio 1771, alle 23, si staccò una frana dal monte Piz. Quel giorno aveva nevicato moltissimo, era molto umido e c’erano i segni di una frana imminente. Gli abitanti erano preoccupati» spiega Vallazza. Il Piz, quel giorno, non perse solo la punta ma anche una parte del nome: fino al quel momento, infatti, si chiamava Spiz, “appuntito”, ma la frana cambiò per sempre il suo aspetto e quello del paese costruito ai suoi piedi.

«La frana» continua il giornalista, «ha ostruito il corso del torrente Cordevole formando una diga naturale. Le tre frazioni di Riete, Marin e Fusine furono sommerse. Si salvarono in 18 e, dai calcoli della magistratura veneziana, le vittime furono 52 su una popolazione che prima della frana contava 1114 abitanti. Sessanta case, con relativi fienili e animali, furono distrutte dall’acqua che cresceva al ritmo di 68 centimetri all’ora». Altrettanto devastanti furono gli effetti della frana che si staccò a maggio dello stesso anno. Il lago aveva ormai raggiunto il livello attuale e i massi provocarono un’onda che provocò vittime e danni.

Si narra che ancora oggi, talvolta, si sentano suonare le campane sommerse. «Questa, più che storia, è una leggenda» commenta il giornalista, «nell’antico gonfalone dei Battuti oltre alle persone ritratte c’è una piccola chiesa. È probabile che sia andata distrutta dall’ondata».

Tragedie dalle quali Alleghe seppe rialzarsi trasformandole in opportunità. «Una volta formatosi il lago, si sono create anche delle nuove professioni» racconta Vallazza, «come per esempio i costruttori di barche. Per insegnare il mestiere venne un maestro d’ascia da Venezia. L’ultimo costruttore è morto alcuni anni fa: ha tramandato il suo sapere ad alcuni giovani». Oltre alla lavorazione del legno per costruire barche, il lago portò sviluppo turistico. Fino a qualche anno fa, inoltre, c’erano anche i pescatori di anguille. «I pesci partivano dal Mar dei Sargassi» conclude il giornalista, «arrivando fino ad Alleghe. Questo successe fino agli anni ’40, quando l’unico sbarramento del lago di Alleghe era quello che si era creato naturalmente in seguito alla frana. Inizialmente si pensò di aprire la diga naturale con l’esplosivo ma il progetto, forse troppo costoso, venne abbandonato. Rimase quindi uno sbarramento di terra e sassi che negli anni ’40 fu trasformato in una diga di cemento. Le anguille, però, non riuscirono più a risalirla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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