Un paesaggio plasmato da malghe e alpeggi

Due simpatiche mucche protagoniste della rubrica Belluno Meraviglia di questa settimana

BELLUNO. Con la loro posa affettuosa hanno strappato un sorriso a molti lettori durante il concorso fotografico Belluno Meraviglia. Ma le due mucche di razza bruna immortalate da Mirco Ribul non sono solo fotogeniche: raccontano una storia, quella dell’allevamento alpino, strettamente intrecciata a quella della provincia di Belluno.

A dar loro voce all’interno della rubrica Belluno Meraviglia di questa settimana è Michele Nenz, direttore Coldiretti Belluno. «Queste sono mucche di razza bruna» spiega Nenz, «un tempo si chiamava bruna alpina ma ora, dopo alcuni incroci migliorativi, il nome è stato cambiato in razza bruna italiana. È una selezione da latte: un animale che in particolar modo ha una buonissima resa per quanto riguarda il formaggio». Il merito della fama dei prodotti caseari bellunesi, insomma, è un po’ anche di queste mucche.



«Questa foto secondo me è molto significativa» aggiunge il direttore di Coldiretti, «perché rappresenta le nostre radici. Tutta la montagna bellunese ha basato in origine la sua economia sulla produzione lattiero casearia. Basta pensare ai nostri nonni: in quota i campi coltivati erano pochi, ogni famiglia aveva una mucca che permetteva di sfamare tutti. Oggi, se pensiamo che all’ingrosso con il prezzo di un caffè compriamo tre litri di latte, non è più così».

Un legame, quello tra allevamento bovino e montagna, che ha contribuito anche a plasmare il paesaggio delle Dolomiti così come lo conosciamo ora. «Pensiamo ai sentieri e alle malghe, agli abbeveratoi e all’alpeggio» aggiunge Nenz, «è nel tempo moderno che le malghe sono diventate sinonimo di turismo. Un tempo servivano per la gestione della montagna, così come le regole erano deputate alla salvaguardia dei beni silvo-pastorali. La gestione della montagna era collettiva e questo ha consentito di plasmare il paesaggio, quell’ambiente che l’Unesco ha riconosciuto come straordinario alternarsi di pascoli e boschi. Qualcuno, un tempo, decise di creare i primi al posto dei secondi ma dove non c’è zootecnia il bosco si riprende il suo posto».

L’importanza di questo legame è sempre più evidente alle giovani generazioni, tanto che il settore sta tornando appetibile per i giovani. «C’è stato un salto generazione ma tanti bellunesi ora sono interessati a quello che fu il mestiere dei loro nonni. Sono contento che, allo stesso tempo, le nuove generazioni siano attente a dove e come viene prodotto il latte. Le scelte del consumatore, infatti, incidono sulle scelte produttive e per incentivare l’economia locale bisogna comprare locale, visitare gli agriturismi, mangiare nelle malghe. Questa spinta è stata possibile anche grazie a delle novità normative: dal 2000 agli allevatori sono permesse anche attività non strettamente legate alla produzione di prodotti ortofrutticoli o di allevamento. Un turismo rurale che ha dato nuova linfa al settore: parte dalle nostre radici ma sono convinto che il sarà anche il nostro futuro».
 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Maltempo in Grecia, un pullman viene "inghiottito" da una voragine

Gallinella su purea di zucca, patate croccanti e cavolo riccio

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi