Eleganti e tanto fragili: i narcisi in lenta ritirata

Orfeo Dal Piva svela i segreti dei prati della Valbelluna

LENTIAI. Anno dopo anno, salgono più in alto quasi a voler sfuggire al caldo, ai cinghiali, forse anche ai cambiamenti della vita in montagna. «Una volta i narcisi formavano un manto bianco che copriva i prati a perdita d’occhio» spiega Orfeo Dal Piva, referente del Gruppo Natura di Lentiai, «oggi ce ne sono un terzo rispetto a 50 anni fa e se andiamo avanti così rimarranno solo un ricordo».

Tanto belli quanto delicati, i narcisi bianchi che crescono a Lentiai e Mel richiamano ogni anno moltissimi appassionati di botanica e fotografia. Manuel Fontana, l’autore di questo scatto, la scorsa primavera ha colto l’occasione per un ritratto da vicino. «Quelli che crescono sui nostri prati sono solo bianchi» continua Dal Piva, «è una specie selvatica che è stata a lungo studiata. Tre anni fa arrivarono esperti da tutta Europa e per giorni si concentrarono su questo fiore che un tempo era il primo a spuntare. Oggi invece, complice il caldo, ci sono altre piante che fanno a gara e il bosco avanza. Invece per far crescere il narciso bisogna curare la montagna in una certa maniera».


Quello che consente al fiore di crescere sulla dorsale che da Col d’Artent arriva a Malga Garda è un equilibrio delicato che diversi fattori rischiano di mettere in crisi. «Il primo è sicuramente il cambiamento climatico» spiega Dal Piva, «per questa ragione negli ultimi 20 anni i narcisi sono saliti di quota: solitamente spuntano tra gli 800 e i 1600 metri sul livello del mare ma in certi punti delle Dolomiti bellunesi sono comparsi anche a 1800 metri. Un altro problema è il cinghiale, che rovina il terreno e non fa crescere più nulla». Ma in qualche misura anche l’uomo è direttamente responsabile della lenta ritirata dei narcisi. «Questa pianta ha bisogno che il prato venga sfalciato e che il fieno venga poi raccolto, come succedeva una volta. Ora invece l’erba viene tranciata e resta lì alterando la composizione del terreno che diventa ostile per il narciso». Servirebbe, insomma, un po’ di giardinaggio anche in quota.

Anche se qualcuno che lavora ancora alla vecchia maniera resiste, il futuro è tutt’altro che roseo per questo fiore. «Temo sia una battaglia persa» conclude Dal Piva, «ma spero che si prenda coscienza di questa meraviglia del nostro territorio». Un appello rivolto non solo alle istituzioni - altrove, spiega Dal Piva, i prati fioriti diventano parte integrante della promozione territoriale - ma anche ai tanti turisti che arrivano in primavera proprio per il narciso. «A loro chiedo di avere rispetto per questi luoghi: salire a piedi, non parcheggiare in modo selvaggio, non giocare a pallone nei prati. E, se possibile, cercare di venire durante la settimana quando c’è meno folla e ci si può godere con più calma questo spettacolo».
 

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