Una finestra sulla Schiara, montagna regina dell’insolito

Difficile descrivere a parole la bellezza del gruppo che sovrasta Belluno. Ci aiuta lo scrittore Giuliano Dal Mas, guida d’eccezione tra storia e incanto

BELLUNO. Nelle giornate limpide si mostra splendida, con le sue guglie e le sue pareti. Ma spesso si nasconde misteriosa dietro ad una coltre di nuvole, come una donna che, seppur sicura della sua bellezza, ogni tanto si ripara dagli sguardi. Elegante, misteriosa, a tratti selvaggia. Le parole non bastano per raccontare la Schiara, protagonista assoluta dell’appuntamento di questa settimana con Belluno Meraviglia.

Serve l’aiuto di uno scrittore per offrire, insieme allo scatto che Andrea Galliano ha inviato al Corriere delle Alpi in occasione del nostro concorso fotografico, spunti per cogliere l’essenza della «regina dell’insolito». «La Schiara è una montagna regina» spiega Giuliano Dal Mas, autore di numerose pubblicazioni sulle Dolomiti bellunesi, «ed è una regina dell’insolito. Uso questo termine perché in questa montagna ho trovato tante diverse variabili: è conosciuta per la sua bellezza di roccia ma anche per il suo lato selvaggio. Non è una montagna per tutti, la apprezza chi trova piacere e soddisfazione in qualcosa che non si trova da altre parti».



La fotografia di Andrea Galliano, spiega Dal Mas, racchiude in un solo scatto le due vette più famose di Belluno: il Serva, dove si trovava il fotografo al momento dello scatto, e la Schiara, la protagonista del ritratto. «Siamo tra il Col di Roanza e il Mariano» continua lo scrittore, «e quella che vediamo è una delle aperture di una galleria lunga alcune centinaia di metri. Fu costruita in anni lontani, tra gli anni ’60 e ’70, con l’obiettivo di sviluppare il Nevegal». Sul Colle mancava l’acqua e si decise di portarla dal Pis Pilon. «Costruirono l’acquedotto che porta dal VII Alpini e in quell’occasione vennero realizzate le gallerie». Un fine utilitaristico, quindi, che oggi assolve però alle richieste di chi vuole un punto di vista ravvicinato e particolare con la “grande bellezza” della Schiara. «Poco più avanti» racconta lo scrittore, «c’è una panchina con vista».

La Schiara si offre così in tutta la sua bellezza all’escursionista. «La sua è un’architettura maestosa e unica» continua Dal Mas, «lungo i suoi profili c’è la Gusela del Vescovà e le Pale del Balcon, satelliti che accompagnano la Gusela. A margine della Schiara c’è la seconda parete in altezza delle Dolomiti, il Burel: 1300 metri di strapiombo. Questo gruppo è stato una palestra per tantissimi alpinisti ma la sua bellezza, questa sì, è alla portata di tutti». Lo stesso non si può dire per la parte più selvaggia della Schiara, una sfida senza fine per gli escursionisti. «Per quanto sia stata esplorata, non è stata esplorata del tutto» spiega Dal Mas, «il problema è ritrovare le tracce di chi ci ha preceduto perché la natura torna a chiudersi, a coprirle. Ogni persona deve farsi il suo percorso, è una sfida continua».

Per Dal Mas, come per molti bellunesi, la Schiara è declinata al femminile. «Nel dialetto bellunese è “la s’ciara”, quando si passa all’italiano viene mascolinizzata come è successo anche per i fiumi». Ma lei, algida e selvaggia, resiste alle mode linguistiche e continua a difendere la sua essenza di «montagna regina».
 

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