La battaglia millenaria tra acqua e roccia

Visitatori da tutto il mondo per i Brent de l’Art di Trichiana

TRICHIANA. Amber è arrivata dall’Idaho, dove i canyon certo non mancano, per visitare le forre bellunesi. Alla vista dei Brent de l’Art non ha resistito e ha siglato il “quaderno degli ospiti” con una concisa ma efficace frase: «Absolutely stunnig!», che si può tradurre con «assolutamente stupendo» o «assolutamente sbalorditivo». Dev’essere lo stesso pensiero che hanno avuto i tanti lettori che in occasione del concorso fotografico Belluno Meraviglia, nato per valorizzare le bellezze del nostro territorio, hanno fotografato i Brent de l’Art: uno di loro, Guido Naldo, ha abbinato alla natura la presenza umana permettendo di cogliere la maestosità dei Brent. Un susseguirsi di profonde gole che l’acqua ha cesellato nel corso dei secoli e che da sempre accompagnano la vita degli abitanti della Sinistra Piave.

«Il ponte sui Brent era molto usato una volta» spiega Davide De Bona, presidente della Pro Loco di Trichiana, «ci sono i resti di strade antiche dirette verso il San Boldo e nelle vicinanze c’erano le calchere, fornaci usate per produrre la calce. Inoltre il ponte era usato anche per passare dalla parte alta di Mel a Trichiana e Sant’Antonio». Non ci passavano solo i vivi ma anche i morti. Leggenda vuole, però, che fossero trasportati di notte «in modo da non pagare la tassa che imposta per questo tipo di servizio» spiega Davide.



Una storia, quella delle comunità locali, strettamente intrecciata a quella dell’Ardo che da sempre modella il paesaggio prima di tuffarsi nel Piave. Secondo gli studiosi l’opera di scavo più importante risale a 8-10 mila anni prima di Cristo e si presume che sia durata per 10-15 mila anni. L’acqua ha scavato, granello dopo granello, un complesso sistema di gole e orridi che rivelano i diversi strati - da quelli calcareo marnosi alle argille rosse e grigioverdi - di cui è composto il terreno. Oltre ai Brent de l’Art ci sono altri “Brent”, nome con cui si indica un torrente che scorre in fondo ad una valle profonda, come quello della Val di Botte o il Rizzo, divenuti ormai meta di un turismo sempre più avventuroso e amante della natura.

«Raccomandiamo sempre attrezzatura adeguata e l’ausilio di guide esperte per le escursioni» spiega De Bona, «in questi anni abbiamo visto la crescita dal punto di vista turistico di questo luogo. Dalla Rai al Cai tedesco, fino alla recente citazione dei Brent nella guida Lonely Planet: tante testate si sono interessate a questo luogo che è anche stato studiato da un geologo insieme gli studenti della scuola media di Trichiana, autori nel 2001 di un libro sull’argomento. È un luogo bellissimo che regala, in alcuni punti, fioriture particolari e specie di anfibi che vivono nelle fosse fangose».

Parole in arabo, francese, spagnolo e inglese testimoniano la fama crescente di questo luogo a cui si può arrivare grazie ad un sentiero a gradoni parcheggiando l’auto vicino al cimitero o alla piazza e seguendo le indicazioni per circa un chilometro. Vista la conformazione del luogo è necessario fare attenzione durante la discesa e, per gli amanti di escursioni e torrentismo, rivolgersi ad una guida specializzata. In cambio il canyon regala ai visitatori tutta la meraviglia della natura che, con infinita pazienza, ha cesellato le rocce come nessun artista saprebbe mai fare.

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