Un bagno nel lago di Lagole per diventare più belli

Per venetici e romani le sorgenti erano una vera e propria spa a cielo aperto. Le acque cicatrizzanti possono essere usate per curare eczemi e psoriasi

CALALZO. Una spa a cielo aperto, un luogo dedicato alla cura di sé e all’incontro con gli altri. Se venetici e romani avessero avuto le moderne possibilità di comunicazione, avrebbero forse scelto questo claim pubblicitario per il santuario di Lagole, per quasi un millennio fulcro di attività legate al culto delle acque. Scoprire cosa rimane di quella vasta aerea è oggi compito degli archeologi. Di certo c’è un segno profondo lasciato nella cultura del luogo, tanto che le sorgenti sono dotate, secondo la tradizione popolare, di poteri di bellezza.

Belluno Meraviglia questa settimana si ferma a Calalzo e per la precisione al lago di Lagole. A cogliere la bellezza del luogo ci ha pensato la foto con cui Giulio Grignaffini ha ritratto la zona delle sorgenti. La nostra guida è invece Diego Battiston, archeologo e anima di uno scavo didattico proprio a Lagole. «Questo è un luogo unico», spiega Battiston, «molto interessante dal punto di vista naturalistico. Dalle sorgenti sgorga tutto l’anno acqua a dieci gradi centigradi: sono fresche d’estate e calde d’inverno. L’acqua è alcalino-terrosa, ricca di minerali e con un caratteristico odore di zolfo dovuto ai minerali che imprigiona nel sottosuolo. I geologi pensano che si tratti delle acque meteoriche delle Marmarole e dell’Antelao che riemergono nella zona di Lagole».



L’acqua, elemento fondamentale per la vita, influisce su tutto l’ambiente: dalla flora alla formazione costante del travertino tramite carbonato di calcio. Le sorgenti sono limpide ma a contribuire a rendere Lagole un luogo magico è anche il colore delle acque del laghetto, tra il verde smeraldo e il turchese.

Una gemma preziosa che da secoli affascina le popolazioni passate per il centro Cadore. «Si dice che in tempi antichi le ragazze di Calalzo andassero a fare il bagno nella zona che vediamo in foto», continua l’archeologo, «e che quest’acqua contribuisse alla loro bellezza. Quella zona si chiama laghetto delle tose».

Le proprietà curative delle acque sono note fin dall’antichità. «A Lagole c’era un importantissimo santuario frequentato tra il sesto secolo avanti Cristo e il quinto secolo dopo Cristo: quasi un millennio di culti legati alle acque che ha visto la presenza di paleoveneti, celti e poi romani. Il santuario era dedicato al dio Trumusiati, detto anche Sainati. Il nome è scritto in numerosi oggetti ex voto in lingua venetica». Quando i romani arrivarono a Lagole non fecero altro che interpretare questa divinità come Apollo, inquadrandola quindi nel loro Olimpo.

Ma cosa resta di quel santuario che si estendeva dalla stazione di Calalzo fino al lago? «Credo che ci fossero delle costruzioni e ci sono degli studi in corso» aggiunge l’esperto, «negli anni ‘50 sono state fatte delle campagne di scavo che hanno portato alla luce gli ex voto che possiamo vedere oggi nella sede della Magnifica Comunità. Ma l’attenzione alla stratografia del terreno è più recente. Il santuario antico non si trovava nella zona delle sorgenti ma era spostato verso est. Lì c’erano fonti e rivoli attorno ai quali si sviluppava la vita religiosa. I romani mantennero la vocazione curativa della zona che prevedeva anche bagni. Il santuario era un luogo di culto ma anche di riunione e mercato: svolgeva più funzioni. Poi il luogo è stato abbandonato o distrutto, ma ha continuato a rivestire grande importanza per il Centro Cadore. Le analisi chimiche dicono che queste acque possono essere usate per la cura di eczemi e psoriasi e hanno un potere cicatrizzante».
 

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