Due contesse veneziane di nome Elisabetta portano un tocco lagunare sui tetti di Mel

Miti e leggende del cuore della Valbelluna raccontati dalla guida turistica Patrizia Cibien: «Era un’importante crocevia commerciale»

Dal sontuoso palazzo in stile veneziano all’umile ricovero agricolo nei campi, passando per un castello ammantato di leggenda. Una magia, quella di Mel, che ogni anno affascina sempre più visitatori e che la guida turistica Paola Cibien racconta alla rubrica Belluno Meraviglia. Tra contesse e soldati, porti e fluviali e antiche strade militari.



Palazzo delle Contesse

«La foto principale» spiega Patrizia Cibien, «abbraccia una porzione del Palazzo delle Contesse, i cui comignoli si vedono anche nella foto a lato, oltre al timpano della chiesa di Santa Maria Annunziata e una piccola parte del tetto di Palazzo Francescon, uno dei più antichi della città». La storia del Palazzo delle Contesse racconta di un uomo e dei suoi amori. «Adriano Del Zotto, che visse tra ’700 e ’800, sposò una contessa veneziana» spiega la guida, «che si chiamava Elisabetta Papadopoli. La contessa morì dando alla luce suo figlio e anche il bambino morì da piccolo. Del Zotto si risposò: anche in questo caso scelse una contessa, anche in questo caso si chiamava Elisabetta, questa volta però il cognome era Tiepolo. Come la prima moglie, anche questa donna apparteneva ad un’importante famiglia veneziana. Quando il palazzo venne ristrutturato, in occasione delle prime nozze, fu abbellito con elementi tipicamente lagunari, come ad esempio i comignoli». Il primo piano fu anche decorato con lo stemma della famiglia Papadopoli ma quella non fu l’unica eredità lasciata dalla contessa Elisabetta. «Prima di morire» aggiunge la guida, «lasciò tutta la sua importante dote al marito».



Il castello leggendario

Un salto nel tempo di alcuni secoli ci porta al castello di Zumelle, protagonista dell’ultima foto a lato. «Secondo la leggenda è stato fondato dal più fedele soldato e dalla più fedele ancella della regina dei Goti Amalasunta» spiega Patrizia Cibien, «la regina fu minacciata dal cognato e dal lago di Bolsena il soldato Genserico e l’ancella Eudosia partirono per cercare un posto sicuro dove riparare. Lungo il viaggio si innamorarono: dal loro matrimonio nacquero due gemelli e si narra che questo dette il nome a Zumelle».



Vocabolo misterioso

Questo, però, non è l’unica ipotesi legata al nome di Mel. «Le fonti antiche parlano sia di Mel che di Zumelle» aggiunge la guida, «sono due nomi che si rincorrono. Non sappiamo se è nato prima l’uovo o la gallina: il nome potrebbe derivare da “mellis”, quindi essere legato alla produzione di miele, o “mella”, che in tedesco significa altura, proprio come quella dove è costruito il paese. Oltre alla leggenda del castello, Zumelle potrebbe anche avere origine germanica visto che il prefisso Zu significa “vicino a” ed è associato a Mel».

Crocevia d’Europa

Le radici di Mel affondano in un passato ancora più lontano. Per Mel passava un tempo la via Claudia Augusta Altinate. Collegava Altino, a sud, con i territori del nord. «Toccava il Praderadego, il castello di Zumelle, Cesiomaggiore, Feltre e da lì proseguiva verso Trento» prosegue l’esperta, «era una strada militare di epoca romana che poi è diventata commerciale». Fondamentale, in quest’ottica, era il porto di Mel: si affacciava sul Piave e, all’altezza della frazione di Nave, dava la possibilità ai viandanti di attraversare il fiume a bordo di un’imbarcazione. Era un luogo strategico perché era a poca distanza dalla confluenza con il Cordevole, permettendo così scambi commerciali con l’Agordino».



Non solo storia

«Quando accompagno dei visitatori a Mel, non manco mai di portarli in uno dei suoi borghi» conclude la guida, «e ne rimangono sempre affascinati. Uno dei punti di forza di Mel è il suo paesaggio rurale, con i campi coltivati secondo la tradizione e la sua edilizia contadina, come quella che vediamo nella prima foto. Negli ultimi anni il numero di turisti a Mel è cresciuto sempre di più. Ma d’altra parte anche il nobile Guglielmo Fulcis scelse di farvi tappa dopo il suo matrimonio che si celebrò a Trento e prima di arrivare a Belluno». —

Valentina Voi

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