Si abbassa il sipario sul Caffè Letterario. Al suo posto a gennaio rinasce il Bar 2000

Finisce il sogno durato 5 anni di Fabrizio e Claudia Soravia. È stato un punto di incontro fra la gente comune e gli artisti

Si chiude il sipario, a Campolongo, sul Caffè Letterario di Fabrizio e Claudia Soravia. «È stato un bel sogno, che coltivavo fin da ragazzo – spiega Fabrizio – e che sono riuscito a realizzare in questi quattro anni grazie alla lungimiranza dell’allora presidente della Regola Ruggero Grandelis ed alla collaborazione di tanti amici».

Una volta, sulla via Nazionale, c’era un bar, il Bar 2000. Che c’è ancora, è di proprietà della Regola e riaprirà con una nuova gestione l’1 gennaio. Ma nel 2014 era chiuso quando a Fabrizio venne chiesto se era interessato a rilevarlo. E lui, dopo una chiacchierata con Grandelis, capì che era l’occasione che aspettava da tempo: unire la gestione tipica di un bar di paese ad un progetto più ambizioso, ovvero farne un teatro aperto a tutti, a base di musica, arte, libri, conferenze e quant’altro possa fare cultura.

Fabrizio Soravia è nato a San Pietro di Cadore, dove risiede, il 27 agosto 1958. «A 14 anni – ricorda – sono partito da casa ed ho lavorato nel settore alberghiero a Cortina, poi in quello edile, seguendo cantieri per varie aziende. Nel 1990 ho collaborato con la nazionale italiana di bob, partecipando alle Olimpiadi invernali di Albertville (1992) e le preolimpiche di Lillehammer (1994), come addetto ai trasporti, ma anche per fare riprese video in pista per conto della Fisi. Nel frattempo nel 1990 ho conosciuto Claudia e sono nati Andrea (laureato in Architettura) e Giada (che studia all’Accademia di Belle Arti di Udine). Claudia ha deciso di mettersi in proprio con l’attività di ristorazione e io le ho dato una mano».

Il primo bar gestito dai due è a Presenaio, da Sergio; poi, sempre a Presenaio, prima l’Oasi e quindi l’Albergo al Piave (ex Modigliani). «Poi sono tornato al mio lavoro di edile, fino all’aprile 2014. Ma ero stanco di viaggiare, cercavo un’attività mia in zona, ho spiegato a Ruggero Grandelis cosa volevo fare e lui mi ha detto che, come amministrazione della Regola, erano felici di poter sostenere un progetto che rilanciava tutto il paese. Volevo un punto di incontro fra la gente comune e gli artisti, un ritrovo aperto alla cultura, un bar non soggetto alle stagioni, ma in grado di vivere tutto l’anno».

Il primo evento? «Una serata con Nevio Casanova, un musicista di Campolongo emigrato trenta anni fa, che vive a Monaco e che tornava per la prima volta ad esibirsi in paese: oltre 220 persone dentro e fuori del bar per ascoltarlo, una grandissima emozione».

E poi? «Tante serate musicali, presentazioni di libri, mostre di artisti locali e non, feste, manifestazioni sportive, mostre di reperti della Grande Guerra».

Qualche nome. «Fra gli scrittori Antonia Arslan, Francesco Vidotto, Sergio Tazzer, Danilo Pagliaro (anteprima nazionale), Rosanna Raffaelli Ghedina, Maarten Van Aalden del Telegraph, presidente della stampa estera in Italia. Poi tre serate per raccontare le Dolomiti con Samuel Pradetto, fotografo naturalista più volte ospite anche in Rai, il geologo David Pomarè, il compianto Armin Holzer (il giovane campione di slackline e di parapendio di Sesto scomparso a soli 28 anni), esponenti del Soccorso alpino, il Gruppo musicale di Costalta, il Coro Comelico ed il Coro Peralba del maestro Adriano De Zolt, venuto a mancare improvvisamente da pochi giorni, che ci è sempre stato vicino in ogni nostra iniziativa».

Altri personaggi di rilievo che avete ospitato?

«Dall’imprenditore Franz Senfter a Mattia Bortoluzzi, pilota delle Frecce Tricolori, dal disegnatore delle formiche Fabio Vettori a Mauro Mario Mariani, dietologo della trasmissione Linea Bianca su Rai Uno».

Il Caffè Letterario è stato anche abbellito da un grande affresco, opera dei frescanti di Santo Stefano guidati dal maestro Vico Calabrò e sono stati tanti gli artisti ad avere esposto qui. «E che hanno anche messo a disposizione loro opere, consentendoci di raccogliere in questi anni oltre 7.000 euro da distribuire ad enti benemeriti di assistenza».

Perché la chiusura di questa bella storia?

«Purtroppo sono cambiate un po’ di cose e non c’erano più i presupposti per un lavoro sereno. Quindi ho scelto di andare in pensione. E lo faccio ringraziando il paese di Campolongo, il parroco Don Maurizio e varie associazioni per l’ affetto e la collaborazione».

Ed ora? «Intanto faccio i migliori auguri a Fabio e Stefano che dal primo gennaio rileveranno il Bar 2000. Poi mi riposerò un po’ e viaggerò per andare a trovare qualche amico».

Nessuna voglia di ricominciare un’altra avventura? «Vedremo, al momento con Claudia non abbiamo ancora deciso» . —


 

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