Il miracolo economico dopo la tragedia del Vajont

Agostino Amarantia pubblica un ampio saggio dedicato all’industrializzazione del Longaronese

LONGARONE

Come dal disastro del Vajont fiorì il piccolo “miracolo economico” bellunese. A quasi 56 anni di distanza da quel 9 ottobre del 1963, per la prima volta un’importante ricerca ripercorre gli eventi che fecero sorgere in provincia le grandi realtà industriali che, dalla seconda metà degli anni Sessanta, fino al Duemila e alla grande crisi economica del 2008, porteranno a un radicale cambiamento nella vita e nell’economia della società bellunese, con un aumento mai visto prima di assunzioni e benessere e con l’arresto dello spopolamento e dell’emigrazione.


«L’industrializzazione del comprensorio del Vajont» è il titolo dell’ampio saggio dedicato all’argomento da Agostino Amantia, che ricostruisce le tappe salienti di questa modernizzazione post-disastro avvalendosi della documentazione inedita reperita nel corso di un lungo lavoro di ricerca negli archivi dei vari enti coinvolti nel processo di ricostruzione.

«Avendo diretto l’Isbrec per quasi vent’anni», spiega l’autore, «mi ero reso conto dell’enorme lacuna documentale esistente nella storia contemporanea del bellunese che occorreva colmare».

LA RICOSTRUZIONE

Il volume è introdotto da un ampio saggio di Giovanni Luigi Fontana, ordinario di storia economica presso l’Università di Padova, tra i maggiori esperti di storia economica e sociale del Veneto, che traccia il “difficile percorso” dell’industria in montagna con una panoramica che spazia tra XVII e XIX secolo, evidenziando i fattori umani e tecnologici che hanno fatto da sfondo al decollo industriale del bellunese.

Il volume si concentra poi sui due momenti chiave del processo di industrializzazione: quello promosso dal basso dalle comunità locali, che prende forma alla vigilia della catastrofe e trova nel consorzio dei comuni del Bim Piave il canale di attuazione, e quello perseguito dal legislatore dopo la catastrofe attraverso il Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della provincia di Belluno (Conib). Assieme al Conib, un ruolo rilevante nella ricostruzione svolse anche la Commissione provinciale per la riattivazione delle attività economiche e professionali nella zona del Vajont, che ebbe il compito di vagliare le domande presentate dalle aziende industriali, artigiane e commerciali distrutte e di formulare un parere ai fini della ricostruzione.

«Di fronte a imprese con titolari morti o non più intenzionati a riaprire la propria attività», spiega Amantia, «era possibile acquisire il diritto a ricostruire con i benefici relativi». Fu in questo modo che da piccole botteghe artigiane e familiari sorsero imprese con centinaia di dipendenti, che costituirono il fulcro della prima industrializzazione. Si trattò di un processo rapido e intenso, che non fu toccato tuttavia dalla speculazione: «Dai documenti», aggiunge Amantia, «non sono emersi casi di persone o imprese che abbiano approfittato in modo illecito della situazione, mentre ciò avvenne nell’altra zona industriale costituita a Maniago, in Friuli, dove ancora oggi sono pendenti dei processi».

COSTI E RISULTATI

Il risultato complessivo di questa attività furono le aree industriali di Longarone, Pieve d’Alpago, Feltre e Sedico realizzate dal Conib. Sui costi sostenuti dal Conib per attrezzare le aree e incentivare le imprese ad insediarsi il volume non fornisce indicazioni specifiche, trattandosi di dati contenuti nella documentazione del ministero del Tesoro, che non risultano a tutt’oggi accessibili. Per quel che riguarda la Commissione disponiamo di dati più attendibili, grazie al lavoro di ricostruzione analitica svolto a suo tempo dal Comune di Longarone. Da tali dati risulta che a fronte dei circa 10 miliardi di lire di danni accertati dopo la catastrofe, lo Stato sostenne una spesa di circa 75 miliardi di lire per la ricostruzione delle aziende industriali, artigiane e commerciali distrutte che, nell’insieme del consorzio e della Commissione portò alla creazione di circa 13 mila posti di lavoro. —
 

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