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La vita di Dante riscritta da Pellegrini: «Il Sommo poeta è una scoperta continua»

I 700 dalla morte festeggiati con 200 pagine per lettori non specialisti. Lo studioso: «Non opinioni, ma fatti, documenti e studi rigorosi»

BELLUNO

«Per avvicinarsi a Dante bisogna essere attrezzati e disposti a rivedere continuamente le proprie posizioni, perché l’Alighieri è fuori dall’ordinario e le sue terzine hanno un tratto profetico che rompe le gabbie del tempo e delle convenzioni». Nell’anno che celebra i 700 anni dalla morte del Poeta, Einaudi ha dato alle stampe da qualche settimana, l’opera di un autore bellunese, Paolo Pellegrini, professore in Filologia e Linguistica italiana all’Università di Verona. Si intitola “Dante Alighieri. Una vita”. Si tratta di un agile volume di duecento pagine (più una ventina dedicate ai riferimenti bibliografici) che vuole rivolgersi, con un linguaggio chiaro e accessibile, a lettori non specialisti, unendo le acquisizioni più recenti della ricerca filologica e storica con i risultati di ricerche personali e di prima mano.


«Sì, l’ambizione di questo libro è quella di farsi leggere da un lettore non specialista», conferma Pellegrini che, all’università di Verona, è anche responsabile del Laboratorio di studi medievali e danteschi. «Ho cercato di mettere a disposizione di chi vorrà una base minima per intraprendere quello che mi piace definire un viaggio nel viaggio: una ricostruzione della vita di Dante, cioè, attraverso l’analisi dei suoi scritti e in particolare del viaggio per eccellenza che è la Commedia. L’approccio di base è filologico: ragionare sui dati per realizzare una ricostruzione biografica il più fedele possibile».

Un approccio scientifico, dunque.

«Sì perché anche nelle cose della letteratura non ci sono opinioni ma fatti, documenti e studi rigorosi. È stata una bella sfida. L’aspetto più difficile? Riportare dati, documenti e analisi utilizzando una scrittura chiara, fatta di periodi brevi e poche subordinate».

Non si è già detto e scritto tutto su Dante?

«È stato detto e scritto moltissimo ma Dante è una scoperta continua. E ogni volta che cerchiamo di ingabbiarlo, scrivendo una parola che riteniamo definitiva, lui sfugge. Credo che il fascino del Sommo Poeta nasca proprio da qui».

E la sua volontà di riscrivere una biografia dell’Alighieri da dove nasce?

«Dalla curiosità verso una figura straordinaria come Dante e dall’insoddisfazione verso il “tenore romanzesco” delle modalità di lettura che gli studi su Dante avevano assunto negli ultimi anni. Hanno visto la luce, infatti, opere nelle quali non sempre è facile individuare il discrimine tra l’itinerario storico e l’itinerario romanzesco. Del resto, l’approccio a Dante non è semplice, perché è un poeta che, soprattutto nella Commedia, rielabora la materia della sua vita, trasformandola appunto in poesia. Con Dante, la sfida più grande è proprio quella di separare la poesia dalla storia, utilizzando tutte le fonti a disposizione: da quelle letterarie a quelle storiche a quelle epigrafiche».

Quali sono le novità del suo lavoro?

«Sintetizzando molto, sono due. Una di carattere metodologico, vale a dire il recupero delle fonti umanistiche che parlano di Dante, fonti per troppo tempo snobbate o comunque non tenute nella giusta considerazione. L’altra è legata alla biografia dell’Alighieri: nel volume, infatti, do ampio spazio alla lettera che nell’agosto del 1312, Cangrande della Scala, signore di Verona, inviò al novello imperatore Enrico VII, lettera che, con altissima probabilità, fu, appunto, opera della mente di Dante Alighieri e che dimostra che Dante ha soggiornato a Verona per un lungo periodo, dal 1312 al 1320, facendo cadere le ipotesi che tra 1312 e il 1316 volevano Dante a Pisa o in Lunigiana. O addirittura lo immaginavano negli attendamenti imperiali tutto preso dalla stesura della Monarchia». —


 

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